È gelo su Fiorani: «Non confondiamo la banca con i suoi amministratori»

da Roma

L’autorizzazione alla Bpi per l’Opa su Antonveneta era un «dovere istituzionale». Gli uffici avevano espresso un parere «ampiamente favorevole». Quanto all’amico Gianpiero Fiorani, il governatore è fulminante: «Un conto è la “qualità bancaria” del soggetto richiedente (...), un conto sono i comportamenti dei singoli amministratori».
Si difende, Antonio Fazio, e contrattacca. Nella memoria consegnata alla Procura ripercorre il caso Antonveneta, difende il suo operato, respinge l’accusa di favoritismo. Fin dai primi passi della scalata - racconta - Bankitalia «ha attuato uno strettissimo monitoraggio sulle iniziative di patrimonializzazione messe in atto da Bpi». Ne è testimonianza il «nutrito carteggio» fra la Popolare e Palazzo Koch, culminato il 22 aprile nell’«informativa preventiva» della Bpi sul progetto di scalata ad Antonveneta.
Il parere di Clemente e Castaldi. L’informativa in questione, «corredata da piano industriale di notevole interesse», è stata girata agli uffici competenti, che dopo averla «esaminata approfonditamente», hanno tratto le conclusioni in un appunto del 28 aprile 2005, a firma di Claudio Clemente e Giovanni Castaldi, nel quale «è agevole constatare - osserva Fazio - il giudizio ampiamente favorevole sul progetto di acquisizione». Clemente e Castaldi attribuivano al progetto «aspetti di rilevante interesse sotto il profilo industriale». Dopo aver dato atto dell’«efficacia» con cui «nel passato la Bpl ha dimostrato di saper gestire processi di concentrazione aziendale, anche rilevanti», Clemente e Castaldi giudicavano la Popolare «in grado di condurre in porto il processo di integrazione organizzativa con il gruppo padovano, a condizione che la quota azionaria nel capitale (...) fosse tale da garantire la capacità di gestione e di razionalizzazione degli assetti strutturali».
Le riserve su Abn Amro. Sulla Popolare, precisa Fazio, «nessun richiamo alla mia attenzione viene fatto sui risultati di precedenti ispezioni» (comunque «assorbiti nella valutazione positiva del 28 aprile»). Quanto ad Abn Amro, le riserve «nulla hanno a che vedere con una mia pretesa aspirazione alla tutela della “italianità del sistema” (...), ma rispecchiano alcune obiettive carenze del progetto industriale di Abn, solo parzialmente colmate», «soprattutto se rapportate alle caratteristiche del piano industriale» di Bpl. Di qui, la descrizione sintetica dei due differenti progetti.
L’istruttoria e i «concertisti». Sul profilo patrimoniale, Fazio si richiama ancora all’appunto di Clemente e Castaldi. Nel quale si specifica che «la situazione patrimoniale necessiterebbe di particolare attenzione», ma poco più avanti si ammette che «adeguati interventi di patrimonializzazione (peraltro “già annunciati” dalla Bpl alla Vigilanza) consentirebbero la realizzazione del progetto». In definitiva - scrivevano i due ispettori - «si ritiene» che il progetto di Bpl «possa essere considerato, sulla base delle informazioni allo stato disponibili, compatibile con la sana e prudente gestione». Un parere «positivo» dunque, nonostante la richiesta di «approfondimenti». Nessun «profilo problematico (o di rischio), collegato alle notizie, risalenti a circa due mesi prima, sull’acquisto, da parte di alcuni soggetti che risultavano essere finanziariamente esposti con Bpl, di pacchetti azionari di Antonveneta». I cosiddetti «concertisti», oggetto di un esposto di Abn Amro alla Consob, che definiva «difficilmente dimostrabili» i fatti denunciati. L’attenzione è puntata sui 19 «soggetti terzi» che per conto di Fiorani avrebbero acquistato il 15% del capitale di Antonveneta. «Non si hanno elementi concreti - scrivevano Clemente e Castaldi - per stabilire un collegamento tra tali acquisti e quelli facenti capo alla Lodi».
Il ruolo di Fiorani. Su Fiorani, e sul «patto occulto», il Governatore non si tira indietro. Anzi. Definisce «assolutamente fondamentale» il «non confondere» il piano «dell’istruttoria interna» sull’Opa con quello dei «comportamenti degli amministratori della Lodi, come accertati da Consob», in particolare del «dottor Fiorani», sui quali Bankitalia «ha tempestivamente attivato tutte le procedure sanzionatorie». Fazio richiama la legge, cita il parere dei consulenti Gambino e Luciani, ricorda che subito dopo l’altolà della Consob Bankitalia aveva comunicato ai «concertisti» che il loro diritto di voto era sospeso in via d’urgenza. E menziona l’«attività ispettiva» disposta dopo «la scoperta dei comportamenti scorretti tenuti dagli amministratori della Lodi», le cui risultanze successive all’11 luglio (data dell’autorizzazione all’Opa) hanno comportato l’avvio della «revoca sanzionatoria» della stessa.
Il controllo di Bankitalia. «L’autorizzazione all’Opa - scrive Fazio - non equivale alla “consegna” della società “bersaglio” nelle mani del richiedente», e «non esaurisce» il potere di vigilanza di Bankitalia, come si desume dalla «serie stringente di impegni e prescrizioni» imposte nel dare via libera all’ex Bpl. L’opa vuol dire affidare un progetto al «giudice ultimo», ovvero «il mercato». L’autorizzazione «non può di per sé decretarne il successo». Il Governatore invoca quindi la sentenza del Tar contro il ricorso di Abn Amro («i mezzi patrimoniali necessari alla realizzazione di un’acquisizione non devono necessariamente sussistere al momento del rilascio dell’autorizzazione»), richiama ampi stralci con le «inequivoche conclusioni» degli uffici, e chiosa: «Un conto è il giudizio sull’autorizzazione, un conto è l’esercizio del potere di vigilanza anche dopo la concessa autorizzazione». Vigilanza che «io stesso avevo sollecitato».
L’affondo finale. I dubbi («meramente “prospettici”») sul futuro della Bpi non erano «sufficienti a controbilanciare gli innegabili aspetti positivi del piano». Nessuna «sottovalutazione» di tali perplessità, ma fiducia nelle «stringenti prescrizioni» su tali dubbi «calibrate». Semmai - incalza Fazio - «un evidente difetto delle note istruttorie fornitemi dai servizi di Vigilanza interna nella mancata considerazione degli aspetti positivi dell’operazione prospettata dalla Bpl», per cui «ho ritenuto di consentire che il progetto industriale di Bpl potesse confrontarsi, sul mercato, con il progetto antagonista proposto da Abn Amro». «Ciò ho fatto - conclude il Governatore - nella convinzione che, ferme le necessarie condizioni patrimoniali (che al momento dell’autorizzazione mi sono state rappresentate come effettivamente esistenti), corrispondesse all’interesse generale fornire al mercato l’opportunità di esprimersi, in relazione al futuro di Antonveneta, su progetti industriali alternativi, l’esame dei quali la Banca d’Italia ha peraltro affrontato con piena consapevolezza e serietà e senza discriminazioni e favoritismi nei confronti di alcuno».