Gelosie e invidie Autelli spiffera i segreti di Otello

Solo cinque invitati a quella maledetta festa. Tutti hanno un segreto. Tutti nascondono qualcosa e non si mostrano per quello che sono. Otello, Desdemona, Cassio, Jago ed Emilia: bastano le loro risa isteriche, le loro mezze invidie e la loro dissimulazione per dare vita a una versione di Otello tanto scarna e pura quanto profonda e amara.
Li ha immaginati così Claudio Autelli, classe 1977, che ha scelto Shakespeare per il suo secondo anno come regista «borsista» al Teatro Litta dove porta in scena il «suo» Otello fino al 20 aprile. Autelli spiega perché dal repertorio del drammaturgo di Stratford abbia pescato proprio il dramma della gelosia del Moro di Venezia: «È una delle tragedie in cui la violenza si consuma nel privato. L'ho affrontata con grande rispetto, snellendone però la trama e concentrandomi sull'atto finale, decisivo». Niente campagna militare a Cipro, niente canal Grande, perfino Otello non è «moro», ma ha il volto «nostrano» di Francesco Villano. La festa, fra palloncini e bibite sulla tavola, si consuma rapida come l'auto distruzione dei personaggi: «Desdemona è la portata principale di un banchetto che vede tutti i commensali intenti alla sua scarnificazione», spiega Autelli. La gelosia e l'invidia di Jago minano la certezza dell'amore fra Otello e Desdemona: tutti i personaggi paiono in preda all'isteria, totalmente inadeguati alla grandezza dei loro ruoli di nobili o stimati condottieri. Emilia (Matilde Facheris) è incapace di ribellarsi al volere del marito, uno Jago (Lino Musella) vittima delle sue stesse debolezze, capace solo d'ira e di una furia anch'essa instabile. Cassio (Woddy Neri) è la pedina inconsapevole che Jago utilizza per realizzare i suoi sogni di vendetta su Otello. Ma ognuno di loro sarà perduto e, ad ogni brindisi del banchetto, uno degli equilibri fra i commensali si romperà irrimediabilmente.
A fare da primo spettatore, un ruolo che ricalca il «dramaturgo» alla tedesca è Antonio Sixty, regista che si cala nei panni del mentore con un giovane collega. È lui, infatti, l'anima di «Work in progress», il master del Litta giunto alla sua terza edizione. «In Italia è difficile che un regista voglia far crescere un altro regista, possibile concorrente. Di solito - spiega Sixty - si pensa più a formare gli attori, ma noi crediamo che sia necessario curare di più questa professionalità. Per i nostri master scegliamo il talento e non la linea teatrale di chi ci si propone. Così questo è un Otello fresco, originale, dove il respiro classico dell'opera si bilancia con la creatività di un trentenne».
Otello
Teatro Litta, corso Magenta 24
Fino al 20 aprile,
Tel. 02-86454545