Gemelle unite sul traguardo la giuria impone il fotofinish

All’ultimo metro sci uniti per due ucraine, ma non è bastato per vincere un doppio oro

da Torino

Nel giorno di Camilla Alfieri, una ventenne genovese, oro in gigante, alle Universiadi la storia sulla bocca di tutti ieri era quella delle sorelle Vita e Valentina «Valj» Semerenko. Ucraine, vent’anni, sono gemelle nella vita e nello sport perché entrambe brillano nel biathlon. Pressoché imbattibili a livello universitario, ieri a San Sicario hanno fatto di tutto per classificarsi prime a pari merito come se fossero non solo gemelle, ma addirittura siamesi. Non avevano però fatto i conti con la giuria, dotata di ogni tecnologia ma non di un cuore.
Le Semerenko sono giunte al traguardo tenendosi per mano e, nel dubbio che una potesse sopravanzare l'altra anche di un solo millimetro, si sono fermate e hanno appaiato perfettamente i rispettivi sci, sperando che neppure il fotofinish potesse stabilire una gerarchia. Questo il patto, che i giudici non hanno però fatto loro. Anche se lo sport prevede l’ex aequo, si sono probabilmente sentiti presi in qualche modo in giro e si sono messi lì a spaccare il capello in quattro fino a trovare l'ingrandimento dell'immagine che svelava chi era avanti. Così, di un'inezia, un cristallo di ghiaccio, Vita era davanti, medaglia d’oro, e Valj dietro, argento. «Ci abbiamo provato, ma sapevamo che era quasi impossibile che la giuria potesse attribuire la vittoria a entrambe. Moralmente però, ci sentiamo vincitrici assolutamente alla pari». Anche negli sbagli al tiro: uno a testa, stesso giro.