Gemelli: oggi lo sciopero

Antonella Aldrighetti

Affari immobiliari in vista per il consorzio di cooperative Ri.Rei che potrebbe essere tra i fortunati acquirenti degli immobili dell’ente morale Anni Verdi. Dopo il collasso finanziario dell’ente, infatti, la requisizione delle strutture prorogata fino alla fine di ottobre dal prefetto Achille Serra, la messa in liquidazione della onlus curata dal viceprefetto Angelo Malandrino e dopo l’affidamento diretto alle coop garantito dall’assessore alla Sanità Augusto Battaglia tramite un’operazione «chiavi in mano» svoltasi con il beneplacito della Cgil, ora rimane al palo il futuro degli immobili di proprietà dell’ente morale. Residenze sanitarie di proprietà dell’ente morale stimate oltre 80 milioni di euro per le quali, dai «chiari di luna» all’orizzonte, il futuro è tutt’altro che imprevedibile. Già perché può desumersi senza troppa fatica dalle parole del capo segreteria dell’assessore alla Sanità, Francesco Prost che, intervenuto ad un rendez-vous pubblico per manifestare la solidarietà della giunta ulivista alla delegata provinciale per l’handicap Tiziana Biolghini - raggiunta da una querela per diffamazione a firma dell’ex presidente onorario di Anni Verdi, Mauro Lancellotti - ha sostenuto che «sarebbe arrivato il momento di parlare anche del futuro degli stabili dedicati all’assistenza». E quale futuro «più opportuno» se non quello di consentire al consorzio Ri.Rei l’esercizio del diritto di prelazione, giustificato dal fatto che ora è proprio lui e non altri ad occuparsi dei programmi di riabilitazione avendo acquisito anche buona parte del personale ex Anni Verdi? Una supposizione questa che può avere una sua logica data anche la «linearità» dell’affidamento gestionale alle coop avvenuta in assenza di una gara pubblica. Senza contare che, nel frattempo, gli stessi vertici di Anni Verdi, con accuse che poi si sono rivelate «indeterminate e infondate nell’impianto accusatorio» sono stati raggiunti da provvedimenti di custodia cautelare e poi rimessi in libertà. A margine di questi fatti non è da escludere che si potrebbe verificare una seconda coincidenza, tra tempismo e necessità, che vedrebbe il consorzio di nuovo in affari: questa volta immobiliari. La giustificazione? L’ente morale deve fare cassa perché rimarrebbero al palo 12 milioni di euro di contributi previdenziali dei dipendenti. Peccato però che la stessa regione Lazio sembra che debba versare, nelle casse della onlus, una settantina di milioni di euro per prestazioni già erogate.
In questo bailamme di contraddizioni e presunti illeciti rimane ancora da sistemare il personale cosiddetto «non allineato». Vale a dire coloro che dopo la messa in liquidazione di Anni Verdi, pur essendo stati trasferiti alle Asl per competenza territoriale in base alle strutture assistenziali di appartenenza, ora sono stati scartati dal consorzio Ri.Rei. Per cui, di fatto, non solo hanno perso il lavoro ma non hanno ricevuto un soldo di liquidazione: mentre gli è rimasto di confidare solo nella tutela legale. Sono in 40 i «non allineati». Definiti «cani da guardia di Lancellotti». «Un’offesa di cui, chi l’ha pronunciata, ne risponderà in sede giudiziaria, visto che - riferiscono dal sindacato Cisas, già firmatario del contratto socio-assistenziale di Anni Verdi - è solo una gratuita diffamazione». Piuttosto quell’«epiteto» servirebbe a spiegare perché Ri.Rei che, nell’adoperarsi per l’assunzione di 500 lavoratori ex Anni Verdi ha istituito un’apposita commissione esaminatrice, avrebbe scartato a priori quei lavoratori che erano iscritti a un sindacato antagonista alla Cgil.