Gemina, per chiudere con il passato aumenta il capitale

Chiede agli azionisti 1,25 miliardi freschi per finanziare l’uscita dell’australiana Macquarie da Aeroporti di Roma

da Milano

Ieri il consiglio di Gemina, la Gemina dell’era post-Romiti, ha deliberato (su delega dell’assemblea) un aumento di capitale da 1,249 miliardi di euro che chiude, di fatto, con il passato. Quel denaro serve a rimborsare il prestito ponte contratto con Mediobanca e Capitalia per liquidare la somma pagata agli australiani di Macquarie in cambio della loro quota del 44,7% in Aeroporti di Roma. Dal braccio di ferro della scorsa estate la finanziaria milanese è uscita profondamente modificata, e proprio Adr oggi ne rappresenta, sostanzialmente, l’unico asset. Gli altri ancora in portafoglio (elicotteri, pannelli di controllo, energia) non sono più considerati strategici e sono ufficialmente in vendita.
Quanto all’aumento, le nuove azioni saranno offerte in opzione ai soci in ragione di 3 ogni vecchia azione posseduta; il prezzo è di 1,131 euro (0,131 il sovrapprezzo). Il titolo in Borsa ha reagito con una flessione del 2,28% in una giornata di mercato piuttosto brillante; ma il calo viene considerato «fisiologico» quando gli azionisti devono mettere mano al portafoglio. L’aumento, comunque, non è un’incognita. Gli aderenti al patto di sindacato (Investimenti infrastrutture, Mediobanca, Fondiaria Sai, Generali, Capitalia, Fassina) si sono impegnati a sottoscrivere pro quota (in tutto possiedono il 43,42%); Investimenti infrastrutture, Mediobanca e Capitalia sottoscriveranno anche per le quote non vincolate al patto (l’8,56%). Ai pattisti si aggiunge il gruppo immobiliare Silvano Toti, che a sua volta sottoscriverà la quota relativa al 12,9% in suo possesso. L’aumento, che avrà corso a metà novembre, viene offerto a tutti gli azionisti; in ogni caso Mediobanca e Capitalia acquisteranno l’eventuale inoptato.
Lo scontro con Macquarie ha provocato una profonda revisione della fisionomia della società. Investimenti infrastrutture, primo azionista con il 23,92%, oggi è quasi interamente di proprietà di Sintonia del gruppo Benetton (salvo un 3% di Capitalia), che alla fine dell’estate ha rilevato le quote dei Romiti e del fondo Clessidra. Se quindi, a valle, Gemina si identifica con la controllata Aeroporti di Roma (di cui possiede direttamente, dopo l’incorporazione di Leonardo, il 95,76%; il resto appartiene a enti locali), a monte si identifica con il vero socio industriale, il gruppo Benetton, che sul business aeroportuale da tempo ha fatto uno dei suoi obiettivi. Sintonia è anche secondo azionista della Sagat, che possiede l’Aeroporto di Torino, il 31% di quello di Firenze, e il 5% di quello di Bologna. Gli aeroporti rispecchiano alcuni dei principi ricorrenti dei business del gruppo che fa capo a Gilberto Benetton (autostrade, stazioni ferroviarie, autogrill): grandi flussi di persone e gestione in concessione.
Adr Roma, a questo punto, potrà avviare il piano industriale da 2 miliardi in dieci anni che era stato motivo di scontro con Macquarie. E trarrà benefici, a breve termine, anche dal disegno di Alitalia di ridimensionare la propria attività a Malpensa per concentrarla a Fiumicino.