Gemiti, un talento ancora inespresso

Quell'infausto sabato sera del 4 giugno 2005, Giuseppe Gemiti era convalescente. Il professor Ferdinando Priano lo aveva appena sottoposto ad un intervento di meniscectomia selettiva del ginocchio sinistro che costrinse l'esterno di Francoforte sul Meno ad assistere da spettatore all'epilogo della stagione 2004-05. Il «suo» Genoa si apprestava a disputare gli ultimi due turni di campionato, per conquistare una tanto agognata quanto meritata promozione in Serie A che poi non sarebbe arrivata. Non c'era Gemiti allo stadio «Garilli» di Piacenza quando parecchi dei suoi attuali compagni e il suo odierno allenatore Beppe Iachini strapparono un pareggio - 2-2 con gol di Pepe, Stellone, Marco Rossi e Di Vicino - alla banda di Cosmi, pareggio che per il Vecchio Balordo si rivelò fatale. L'italo-tedesco, afflitto da un fastidio al menisco, aveva gettato la spugna dopo Empoli-Genoa del 21 maggio, al termine della sua 50ª - e ultima - apparizione con la maglia del Grifone.
Richiesto da Gigi De Canio, Gemiti era arrivato in prestito nel gennaio del 2004. Classe '81, nazionale germanico under 21, il giovane mancino di proprietà dell'Udinese si conquistò a suon di sgroppate sulla corsia di competenza, assist e cross al bacio un posto da titolare inamovibile nel centrocampo a cinque. L'anno dopo, però, Serse Cosmi cambiò modulo, gli preferì Tosto in difesa e lo mise in ballottaggio con Zanini come esterno sinistro di centrocampo. Troppo offensivo per difendere, troppo difensivo per attaccare - pur mettendo insieme 27 presenze condite da due reti - Gemiti cadde in quest'equivoco tattico che, ancora oggi, lo sta accompagnando in una carriera forse al di sotto delle sue reali e non del tutto espresse possibilità.