Il «gene antiproprietario» continua a fare danni

Con il Catasto patrimoniale - che questo governo vuole mettere a regime, sostituendo i valori ai redditi (alle rendite di sempre, insomma) - il «gene antiproprietario» della politica della maggioranza raggiunge l’apice.
È la cartina di tornasole di una mentalità ottocentesca (non a caso il maggiore alfiere del Catasto patrimoniale è il vice-Visco, Alfiero Grandi, un sindacalista emiliano-romagnolo per il quale il Pd è troppo a destra, tant’è che non vi ha aderito).
Ma siffatto Catasto è, soprattutto, la più solenne smentita del programma del centro-sinistra. Ricordate, prima delle elezioni? A parte Casini e Fini per il centro-destra, dichiarazioni esplicite c’erano anche nel centro-sinistra. Rutelli: «Sono molto sensibile alla proposta della proprietà edilizia di intervenire con una revisione che riguardi la redditività piuttosto che i valori degli immobili». Ancor più esplicito Mastella: «In Italia le tasse si pagano in base al reddito, così come prevede la Costituzione.
Non si capisce perché solo condòmini e proprietari di casa debbano pagarle in base al valore dei loro beni, perfino nel caso non ne ricavassero alcun reddito. Anche nell’ottica della difesa delle famiglie, condivido l’appello che 15 organizzazioni del settore immobiliare riunite attorno alla Confedilizia, hanno rivolto alle forze politiche. Occorre impostare presto un programma di revisione in senso reddituale del Catasto cui far seguire una revisione nello stesso senso della fiscalità sulla casa». Niente imposta patrimoniale, dunque - alla vigilia delle elezioni - e revisione del Catasto in senso reddituale. Il Governo - dopo le elezioni - ha però fatto esattamente l’opposto: messa a regime di un Catasto patrimoniale, e istituzione - attraverso questo - della patrimoniale. La medicina giusta, insomma, contro l’affitto, contro l’immobiliare in genere e i risparmi degli italiani tutti (lasciati al loro destino, pur di ulteriormente rimpinguare le fameliche casse pubbliche e lo sperpero dei Comuni, in primo luogo). E poi, si chiedono anche perché «la casta» sia tanto distante dal comune sentire, e - soprattutto - perché sia considerata dagli italiani per quel che è.
*presidente Confedilizia