GENE GNOCCHI, QUASI COME LETTERMAN

Ogni anno, di fronte alla ripetitiva stanchezza dei palinsesti televisivi e in particolar modo dei programmi che vorrebbero essere «brillanti», capita di chiedersi perché mai in Italia non si riesca a fare una trasmissione sul modello del David Letterman Show, in cui un signore di grande classe e senso dell'umorismo intervista i personaggi più rappresentativi della società americana (appartenenti al mondo dello spettacolo ma anche alla politica e allo sport) in modo caustico, irriverente e mai banale. Nasce di conseguenza la successiva domanda: chi potrebbe essere il David Letterman italiano? E ogni volta si ipotizzano (e in genere poi si scartano) tutte le eventuali proposte all'apparenza più plausibili: potrebbe farlo Mentana, se non gli capitasse di ridere troppe volte da solo alle proprie battute. Oppure Magalli, se non si fosse fatto qualche nemico di troppo nella nostra televisione permalosa, a furia di prodursi in battute senza peli sulla lingua. O ancora Fazio, se non fosse così ecumenicamente complimentoso. Al di là dei possibili candidati, la cui lista può allungarsi a piacimento, rimarrebbe una difficoltà di base legata al provincialismo della nostra televisione, dove gira un numero ristretto di «personaggi» (compreso un buon numero di sedicenti tali) e in cui rischieremmo dopo poche settimane di veder intervistare il solito giro dei soliti noti, dalla Ventura alla Marini a Briatore e a chissà chi altro. Tuttavia la speranza di poter avere, quanto prima, un programma che richiami in qualche modo l'intelligente atmosfera del David Letterman Show è meglio non perderla, e se si guarda a cosa passa attualmente il nostro convento balza all'occhio che lo spazio televisivo che più assomiglia in certi frangenti allo spirito di quel contesto americano è La grande notte (giovedì su Raidue, ore 23,30). Almeno nei momenti in cui Gene Gnocchi, lasciato faccia a faccia con l'ospite di turno che viene a ritirare il goliardico premio per qualche paradossale performance, ha modo di infilzarlo con una serie di «affondi» che ricordano quelli cari a Letterman al cospetto delle sue «prede». Il problema di Gnocchi, per dirla con una frase fin troppo sfruttata ma che si attaglia al suo caso, è cosa voglia fare da grande. Spesso dà l'impressione di accontentarsi della goliardata fine a se stessa, indeciso se fare quel salto di qualità che il talento umoristico gli consentirebbe o se limitarsi al tran tran ironico che, ondeggiando tra il pomeriggio domenicale a Quelli che il calcio e la sera del giovedì alla Grande Notte, gli consente di essere il punto di riferimento principale degli spazi televisivi dedicati allo sfottò, alternando punte di grande ironia alla costante tentazione dello sbracamento.