General Motors-Chrysler, prove di matrimonio

da Milano

La grande crisi dei mercati finanziari globali si sta trasmettendo pericolosamente all’economia reale e, in questo contesto, i maggiori produttori automobilistici statunitensi stanno predisponendo alleanze e cessioni di asset, alle prese come sono già da tempo con la crisi delle vendite. È in questa situazione che si inserisce la notizia relativa a una trattativa in corso tra General Motors (già divorziata dalla Fiat) e Chrysler, di cui ha parlato il New York Times.
In realtà i colloqui tra Gm e Chrysler sono ancora allo stadio preliminare, ma la possibilità che questo matrimonio si faccia sarebbe però elevata, anche perché Chrysler è sempre stata un pallino del gruppo di Detroit, che già avrebbe voluto rilevarla a suo tempo da Daimler. I tedeschi, decisero, invece, di vendere al fondo di private equity Cerberus Capital. In questo caso, però, il possibile acquirente potrebbe essere proprio Cerberus che ha a disposizione i capitali per procedere all’operazione. Se così fosse la «piccola» Chrysler di Bob Nardelli farebbe suo il gigante General Motors di Rick Wagoner. Un po’ come sta accadendo in Europa dove il controllo della grande Volkswagen sta per passare alla Porsche (entro il 26 novembre la quota azionaria dovrebbe salire dal 35% a più del 50%).
Lo stesso fondo Cerberus, sempre secondo il New York Times, avrebbe iniziato trattative per accordi o partnership anche con Nissan e Renault. Quanto all’intesa tra Gm e Chrysler la situazione delle due società non è affatto brillante, anzi. La prima non distribuisce utili dal 2004, mentre Chrysler non riuscirà a chiudere l’esercizio 2008 in positivo. In compenso l’operazione sarebbe interessante oltre che per raggiungere importanti sinergie ed economie di scala anche perché le attività dei due gruppi non sono sovrapponibili.
Daimler detiene comunque, tuttora, una partecipazione in Chrysler, pari al 19,9%, recentemente svalutata dalla casa automobilistica tedesca. In bilancio il valore di Chrysler è passato da 916 a 171 milioni di euro. A questi livelli lo stesso Cerberus avrebbe intenzione di comprare questa quota. Chrysler, in ogni caso, al giugno scorso vanta un margine operativo lordo (utili al netto di interessi, tasse, svalutazioni ed ammortamenti) pari a 1,1 miliardi di dollari. Quanto a Gm, il gruppo di Detroit è alle prese con una crisi senza precedenti tanto da dover smentire ufficialmente di non aver mai preso in considerazione la possibilità di accedere al cosiddetto Chapter 11, cioè le norme che negli Stati Uniti regolano la bancarotta. La smentita si è resa necessaria dopo che un analista di S&P, Robert Schulz, aveva affermato che una prospettiva del genere è tutt’altro che remota. Ma le conseguenze non si sono fatte attendere. In Borsa il titolo è sprofondato, giovedì scorso, ai minimi dalla guerra di Corea (ossia 60 anni fa), salvo recuperare venerdì il 2,7% a 4,89 dollari. Nel secondo trimestre Gm ha perso 15,5 miliardi di dollari e sta cercando di riposizionarsi su un mercato duramente colpito dal recente record del petrolio, che ha decapitato le vendite di Suv e pick-up negli Stati Uniti. La nuova strategia annunciata da Wagoner punta su veicoli di dimensioni compatte e motori alternativi, come nel caso della berlina elettrica Chevrolet Volt, in vetrina al Salone di Parigi.
Anche un altro colosso statunitense dell’auto, ossia Ford, ha dovuto smentire una possibile bancarotta. E secondo indiscrezioni di fonte giapponese vorrebbe rastrellare circa un miliardo di dollari dalla vendita del 20% della sua partecipazione in Mazda sul 33,4% complessivo detenuto. Del gruppo Ford fa anche parte la svedese Volvo.