Il generale Mori punta i piedi

SICUREZZA Il prefetto scrive a Ciardi per annunciare che diserterà le riunioni in attesa di chiarire le sue attribuzioni

«Le comunico che non parteciperò a nessuna futura riunione se prima non addiverrò a un chiarimento con l’on. sindaco sulle mie attribuzioni». Firmato, prefetto Mario Mori. Con questa missiva, del 3 novembre, il responsabile dell’Ufficio coordinamento politiche per la sicurezza del Comune ha annunciato che non avrebbe partecipato alla riunione prevista ieri alle 15 e dedicata all’organizzazione della sezione operativa del Gruppo sicurezza urbana (Gssu) dei vigili urbani specializzato sull’«emergenza nomadi». La lettera del prefetto Mori, che apre una dialettica nuova all’interno del Campidoglio su un argomento delicato come quello dell’intervento sui campi nomadi, segue a un’altra lettera del 30 ottobre scorso (inviata a tutti i protagonisti della sicurezza del Campidoglio compresa l’assessore Sveva Belviso) con la quale lo stesso prefetto mette in dubbio che il delegato del sindaco per le Politiche della sicurezza Giorgio Ciardi abbia il potere di convocare una riunione sull’argomento. Da parte sua Ciardi prende atto della posizione di Mori e non commenta. Del resto tra il delegato alla sicurezza e il generale Mori non c’è mai stata grande collaborazione. Tanto che la lettera di Mori ha un tono decisamente polemico al punto che scrive testualmente: «Chiudo questa inopportuna corrispondenza che non doveva proprio iniziare».
Mori, ricevuta la convocazione per l’emergenza nomadi del 28 ottobre da parte del delegato alla sicurezza del sindaco, risponde infatti con una lettera citando gli atti con i quali il sindaco ha dato l’incarico a Ciardi per affermare che «non si rinvengono elementi atti a motivare la convocazione». Come dire: Ciardi non ha titolo per convocare la riunione. Dal canto suo Ciardi, da quando ha assunto l’incarico fa riferimento al corpo dei vigili urbani nel suo complesso e con loro lavora sui diversi fronti, mentre il prefetto, viene spiegato, «nessuno ha ancora capito, con le trenta persone che ha a disposizione cosa stia facendo». Secondo alcuni sarebbe stato più collaborativo se a capo del Gssu fosse stato nominato un ex carabiniere come l’attuale comandante del IX gruppo Pietro Di Girolamo.
Per quanto riguarda l’annunciata, ma non ancora avvenuta, riorganizzazione del Gssu della quale si è occupata anche la Commissione capitolina per la sicurezza, a regime dovrebbe avere un organico di oltre 300 agenti della polizia municipale. Risponde direttamente al comandante Angelo Giuliani, il quale ha affidato la sezione «Emergenza nomadi» al comandante Antonio Di Maggio, già impegnato a comandare l’VIII gruppo e la task force sull’abusivismo edilizio. Ieri all’ordine del giorno della riunione delle 15 c’è l’organizzazione della sezione operativa “emergenza nomadi”, l’individuazione della sede operativa e la messa a punto del lavoro istruttorio per partire con il Piano nomadi.