Il generale Pappa si dimette dall’Ufficio Indagini

Si sente delegittimato da Rossi e offeso dalle critiche

da Roma

I palazzi della Federcalcio continuano inesorabilmente a svuotarsi. Delegittimato dal commissario straordinario Rossi, che ha avocato a sé il rapporto diretto con le procure dopo l’inchiesta che ha investito anche il suo ufficio, il generale Italo Pappa ha deciso di dimettersi da capo degli 007 federali. Lo ha fatto con una lettera infuocata presentata ieri al presidente del Coni Petrucci, ma che tace il vero motivo della sua scelta. Dimissioni anche per molti dei suoi vice (tranne un paio) e per la fitta rete di collaboratori.
Nella sua lettera di dimissioni Pappa dà la colpa ai «continui attacchi» che hanno preso di mira lui e il suo ufficio, «le indegne strumentalizzazioni che alcuni organi di stampa hanno di recente effettuato, stravolgendo completamente la realtà dei fatti». E lancia il sospetto che gli attacchi ricevuti siano dovuti al suo ruolo di generale della Guardia di Finanza e soprattutto di Comandante in Seconda del Corpo, definendo alcune illazioni «un’indegna dietrologia». Plurilaureato, da 46 anni nella Finanza e da 31 nell’organizzazione sportiva, Italo Pappa lascia l’incarico che ha ricoperto dal 2001, anno in cui Carraro fu eletto alla guida della Federcalcio. Nel biennio precedente fu vice di Petrucci, allora commissario straordinario Figc.
Tutto ora è nelle mani di Guido Rossi, che una volta ricevute le carte dell’inchiesta da Napoli (forse già mercoledì) comporrà il nuovo ufficio indagini. Che potrebbe essere gestito dal suo braccio destro, l’avvocato Paolo Nicoletti, nominato vice commissario con delega al coordinamento generale. Qualsiasi strada potrebbe essere percorribile, anche quella più tortuosa e pericolosa. Il tempo stringe, l’Uefa il 10 luglio chiederà l’elenco delle squadre iscritte alle Coppe Europee.