Generali, Algebris perde ma non si arrende

nostro inviato a Trieste

La battaglia tra il vertice delle Generali e il fondo attivista Algebris si è svolta ieri a Trieste senza esclusione di colpi. E al termine di 9 ore di assemblea, Algebris non ha ottenuto il risultato sperato: la sua lista per il collegio sindacale è stata sconfitta da quella presentata da Assogestioni. Algebris ha raccolto il 3,6% del capitale. Quella presentata dai fondi sotto l’egida di Assogestioni ha ottenuto il voto della Banca d’Italia (che ha il 4,5% di Generali, e che si è astenuta sugli incentivi ai manager), arrivando al 12,8% e inviando il suo candidato, Eugenio Colucci, alla presidenza del collegio.
Per Assogestioni hanno votato anche Zaleski, Cariplo, Carige, Ferak. Per Davide Serra, gestore di Algebris, è stata una mezza delusione: puntava a ottenere di più e inoltre, visti i risultati, avrebbe perso anche se Bankitalia si fosse astenuta. Ma in ogni caso è riuscito a focalizzare l’attenzione di tutti sulla sua battaglia, raccogliendo i voti dei fondi esteri. E ha annunciato un «epilogo legale»: per Algebris, Colucci non aveva i requisiti richiesti dalla legge per essere sindaco. Per le Generali, invece, i requisiti mancanti c’erano. Durissima la replica di Serra: «Chiederemo i danni e chiameremo gli amministratori a rispondere di un illecito avvenuto in assemblea».
Che l’attacco fosse pronto lo si sapeva. Serra, con lo 0,52% del capitale, dall’ottobre scorso ha deciso di criticare il management e la governance delle Generali. Ribadendo anche ieri che l’utile del gruppo, dai 3 miliardi attuali, potrebbe salire a 4,7. Quello che non si poteva sapere era la reale portata dello scontro. Che è risultata senza precedenti: per Algebris hanno preso la parola Serra e altri tre dei suoi. Ma l’assise si è trasformata in un duello tra il trentasettenne Serra e il presidente Antoine Bernheim, classe 1924, che ha replicato spesso risentito. «Quando ho visto che un hedge fund si rivolgeva a Generali – ha detto – mi sono chiesto perché, ma cosa vogliono? Ci sono altre società con più problemi. Generali è una delle meglio gestite, non possiamo accettare queste critiche continue, sono difficili da digerire». Bernheim non si è risparmiato neanche una battuta: «I mercati non hanno seguito le vostre critiche: il titolo Generali rispetto ai suoi massimi ha perso il 10%, contro un calo dal 30% al 50% dei titoli di concorrenti che hanno un’ottima governance e sono guidati da dirigenti giovani e dinamici e non da vegliardi».
A metà dei lavori ci ha provato il consigliere Diego Della Valle a fare da paciere, invitando i «ragazzi» del fondo Algebris e essere più collaborativi, anche perché questo è l’unico metodo «per dare una mano a ricostruire questo Paese». Ma non c’è stato nulla da fare.
Il duello Serra-Bernheim ha fatto passare in secondo piano altri spunti. Come l’interesse per Direct Line, annunciato dall’ad Sergio Balbinot: «Sicuramente la guarderemo». Anche grazie alla liquidità quantificata dall’altro ad Giovanni Perissinotto «in 5 miliardi, tra capitale libero, e capacità di finanziamento». Bene anche il primo trimestre, con un utile netto cresciuto «a due cifre». Infine, Bernheim si è augurato che il futuro governo Berlusconi modifichi la Legge Bersani sulle liberalizzazioni.