Generali, arriva De Agostini con il 2%

L’operazione vale 800 milioni. Gli equilibri in vista del rinnovo del cda

Marcello Zacché

da Milano

Il gruppo De Agostini ha il 2% delle Generali. La notizia, che era nell’aria, è diventata ieri ufficiale con la comunicazione del gruppo novarese, obbligatoria dopo il superamento della soglia del 2%, avvenuto con acquisti sul mercato.
Il caso ha voluto che l’annuncio arrivasse proprio nel giorno in cui l’Antitrust ha dato il via libera (pur condizionato) all’acquisizione di Toro, quasi a chiudere un cerchio assai curioso: Toro era di De Agostini fino a giugno, quando Generali hanno presentato la loro offerta che, complessivamente, valeva 2,5 miliardi per il 65% del capitale (in tutto, per rilevare il 100% attraverso un’Opa, l’esborso per la compagnia triestina è di 3,8 miliardi). Ora, 6 mesi dopo, il gruppo guidato da Marco Drago investe circa 800 di quei milioni (tanto vale ai prezzi di questi giorni il 2% delle Generali) nell’acquisto di titoli triestini. Essendo stata di fatto finanziata dalle stesse Generali.
Allora la domanda è d’obbligo: è un’operazione finanziaria, oppure strategica, in vista del rinnovo del cda della prossima primavera? Come noto le tensioni sul prezzo del titolo di questi giorni (ieri ha chiuso appena in rialzo a 32,9 euro) fanno intravvedere una contrapposizione tra il partito di Bazoli-Zaleski-Intesa e la Mediobanca che, da primo azionista del gruppo, ha espresso l’attuale management. In questo senso De Agostini potrebbe rafforzare il fronte di Piazzetta Cuccia. Un indizio viene dal «modo»: superando il 2% De Agostini è venuta allo scoperto. Suscitando subito l’apprezzamento di uno dei due amministratori delegati della compagnia, Giovanni Perissinotto, che ha sottolineato come Generali «non può che vedere con favore l’investimento di un gruppo come De Agostini, di cui apprezza la professionalità e la correttezza. Siamo soddisfatti che un’azienda con un così solido e positivo track record di investimenti e di successi abbia individuato nelle Generali un gruppo in cui investire».
Di certo, se l’interesse di Novara per Trieste fosse esclusivamente finanziario e in quell’ordine di grandezza, poteva anche fermarsi all’1,99%, senza bisogno di venire allo scoperto. In proposito il comunicato della De Agostini dice che «l’investimento ha natura finanziaria e persegue un obiettivo di crescita di valore in un orizzonte temporale di medio-lungo termine». Ma non dice se è finito qui o meno. Se invece il superamento del 2% è solo una tappa verso un ulteriore crescita nel capitale di Generali lo si vedrà. Anche se le prossime mosse (almeno fino al 5%) potranno restare nascoste. Un indizio anche dalla ultima parte del comunicato, nella quale si dice che «De Agostini intende interpretare il proprio ruolo di azionista di Generali innanzitutto supportando tutte le scelte in grado di assicurare una governance moderna, chiara e trasparente che abbia come principale obiettivo la creazione di valore per tutti gli azionisti». Parole molto vicine al pensiero di Mediobanca.