Generali, in assemblea il 50% Tra le liste sfida all’ultimo voto

Domani l’assise annuale della compagnia, trasformata in un «referendum» pro o contro Algebris

da Milano

Supererà il 50%, e poco più, la percentuale di capitale presente all’assemblea delle Generali di domani a Trieste. Una quota record di presenze che giustifica la grande attesa intorno al voto di lista per l’elezione del collegio sindacale. Una questione diventata di grande attualità per l’iniziativa del fondo Algebris, che ha presentato una lista di minoranza, da contrapporre a quella del cda del Leone. Lo stesso fondo, guidato da Davide Serra, che contesta da mesi la gestione del gruppo, del suo presidente Antoine Bernheim e i due ad Giovanni Perissinotto e Sergio Balbinot. Per questo i consensi che raccoglierà la sua lista, oltre a essere utili per eleggere il presidente del collegio, equivarranno a una sorta di promozione o bocciatura della linea di Serra da parte dell’assemblea dei soci. Le previsioni, a ieri sera, sono più per una bocciatura, mentre favorita per ottenere un posto è l’altra lista di minoranza, presentata da Assogestioni.
E questo perché di quel 50%, gran parte dei grandi soci è presumibile che si schiereranno per la lista del cda, sostenuta in primis da Mediobanca, che ha il 15,6%. Tra questi ci sono Unicredit (4,6%), De Agostini (intorno al 4%), Intesa (2,3%), Fondazione Cariplo (1,6%), Caltagirone (1%), Zaleski (2,2%), Gavio (0,7%), Commerzbank (1,1%), Fonsai (2,4%), Mps (1,5%), Benetton (1%), Sal Oppenheim (0,8%). Tutti soci che, in un modo o nell’altro, sono legati a Mediobanca perché azionisti, o a Generali in quanto partner industriali (come Intesa e il suo grande socio Cariplo). Alcuni di questi, come Benetton, hanno dichiarato che opteranno per l’astensione. Non cambiando così i termini della questione: in ogni caso non sono voti che andranno ad Algebris.
Completano il quadro delle percentuali probabili Euromobiliare (poco sotto l’1%) e Ferax, la holding che fa riferimento a Palladio finanziaria, che avrebbe superato l’1,5% (in precedenza aveva l’1%). Ma anche in questo caso è difficile pensare a un voto di «protesta». Rimane Bankitalia, con il suo corposo 4,5%. Poi c’è Algebris, che ha lo 0,5%, ma ha dichiarato di contare su oltre il 2%. E i fondi riuniti da Assogestioni, con lo 0,6%. A questo punto, fatti i conti, si arriva a sommare una quota oltre il 48 per cento.
C’è dunque da immaginare di trovare, in assemblea, sorprese per un 1-2% del capitale.
Stando così le cose, se Bankitalia voterà per Assogestioni, come ha già fatto all’assemblea Telecom, Algebris potrà spuntarla solo superando il 5% dei voti. Un’ipotesi difficile da realizzare, a meno che quel 1-2% non si sia presentato solo a quello scopo. Ci credono in pochi. In ogni caso lo si vedrà domani.