Generali, balzo del 4% Bernheim: «Chi compra? Vorrei proprio saperlo»

Nuovo record 2006. Scambiato il 2% del capitale. Le mosse della speculazione e i «pesi» tra i grandi soci per il rinnovo del cda

Marcello Zacché

da Milano

Generali guadagna in una sola seduta il 4% e chiude a quota 34,55 euro, nuovo record dal settembre 2001. Sul mercato scambi vertiginosi per quasi 26 milioni di titoli e il 2% del capitale.
I motivi dello strappo di ieri e dell’ultimo mese (da novembre il titolo è salito dell’11%) possono essere comprensibili solo fino a un certo punto. Lo stesso presidente del gruppo, Antoine Bernheim, avvicinato ieri alla prima della Scala, ha detto di non conoscere i compratori: «Non lo so. Mi piacerebbe tanto saperlo ma non lo so». Di certo una parte degli acquisti passati è riconducibile all’operazione effettuata da De Agostini, che ha rilevato il 2%. Una partecipazione definita poi finanziaria e di medio-lungo termine. Mentre altri soggetti azionisti o potenzialmente interessati, quali Unicredit e Sanpaolo, hanno dichiarato di non essere compratori.
In ogni caso sullo sfondo c’è una possibile battaglia per il rinnovo dei vertici e dell’intero cda. In vista di una tale evenienza, e sulla scorta di quanto accaduto all’inizio del 2003 - quando il titolo passò da 17 a 25 euro in due mesi per la scalata effettuata dalle grandi banche (Unicredito, Capitalia e Mps) - è verosimile che si sia scatenata la speculazione: molte posizioni in attesa di qualche possibile prossimo ribaltone.
In realtà, almeno fino ad ora, la situazione sembra diversa dal 2003. Non a caso Bernheim ha ricevuto attestati di stima sia dal fronte Intesa (da parte del presidente della Cariplo Giuseppe Guzzetti), che ha tra l’altro indicato Bernheim alla vicepresidenza di Intesa-Sanpaolo, sia da un socio importante di Mediobanca Capitalia (che ha appena rinnovato il patto di consultazione con Unicredit e Mps), il cui presidente Cesare Geronzi ha dichiarato che «Bernheim sta bene dov’è». Infine c’è stato Massimo D’Alema che, in un’intervista al Sole 24 Ore, ha detto che Generali deve restare italiana, come dice sempre anche lo stesso Bernheim. Mentre Tarak Ben Ammar, leader dei soci francesi di Mediobanca, ha detto: «non vediamo sempre complotti dietro chi acquista azioni». Dunque il problema del ribaltone non sembra essere all’ordine del giorno, apparendo ben coperto lo schieramento dello «status quo». Il problema è un altro: quello dei pesi. In questo senso c’è chi attribuisce l’ingresso di De Agostini in quota Mediobanca, per bilanciare quello di Zaleski in quota Intesa. È allora possibile che qualcuno stia comprando per cercare di modificare gli equilibri in vista dell’assemblea.