Generali, in cda il confronto sul futuro del gruppo

Il consiglio della compagnia assicurativa discute oggi delle partecipazioni. Ma dopo lo scontro Della Valle-Geronzi e le dimissioni di Del Vecchio, è il tema della &quot;governance&quot; a tornare d’attualità. Tra i timori del mercato<br />

Come previsto da molti, compreso il Giornale, gli scossoni tra i poteri forti iniziati con gli strali di Diego Della Valle contro i «vecchietti arzilli» che governano Rcs e dunque il Corriere della Sera, si sono presto trasferiti alle Generali. Il cui presidente, Cesare Geronzi, è il destinatario principale dell’attacco del signor Tod’s.
Così al consiglio della compagnia di oggi, alle 11.30 a Roma, è difficile che si parli più di tanto della cessione del 3,9% della Rcs, chiesta da Della Valle e relativa al punto cinque dell’ordine del giorno, riguardante l’esame delle partecipazioni. Piuttosto, il tema che, secondo le attese della vigilia raccolte in ambienti vicini al consiglio stesso, dovrebbe prendere il sopravvento è quello della governance del gruppo: la riforma del governo societario effettuata con l’arrivo di Geronzi, in aprile, in questi ultimi giorni ha mostrato qualche debolezza.
Da un lato Geronzi, presidente senza deleghe operative, rilasciando un’ormai nota intervista al Financial Times, ha parlato di strategie nuove delle quali il consiglio non era a conoscenza. Ed è stato uno dei motivi per i quali Leonardo Del Vecchio ha dato le dimissioni dal cda. Innescando a sua volta preoccupazioni sul mercato, che ha interpretato l’addio di Del Vecchio come un indebolimento della società.
Dall’altra all’interno del consiglio ci sono pareri discordi anche sull’operato della squadra dei manager, appena riassestata con la nomina di Giovanni Perissinotto a group ceo e con l’innesto recente del country manager per l’Italia, Paolo Vagnone. I risultati (proprio oggi si conoscerà la produzione premi 2010) deludono più di un grande socio, e alcune operazioni hanno prodotto qualche irritazione, come l’investimento di 300 milioni di dollari effettuato nella privatizzazione della banca russa Vtb senza passare dal cda. In pratica - fa notare un socio - il management ha investito in una banca senza dire nulla al cda. Proprio quello che Geronzi, nell’intervista a Ft, ha auspicato di poter fare, chiarendo inoltre che l’obiettivo è solo quello della reddittività. Per questo si prevede un ampio dibattito. Con Perissinotto da un lato, Geronzi dall’altro, i consiglieri indipendenti (Botin, Calari, Carraro, Della Valle, Miglietta, Pedersoli, Pelliccioli, Sapienza e Scaroni, che si riuniranno prima del cda alla ricerca di una posizione comune) da un altro ancora e infine i grandi soci, banche e privati. Tra questi ultimi, dopo l’uscita di Del Vecchio, Francesco Gaetano Caltagirone è destinato a interpretare da solo l’anima più industriale dell’azionariato privato. E per questo il suo intervento è particolarmente atteso, probabilmente per sferzare la compagnia a uscire da questa situazione e rimettersi in marcia dimenticando l’esposizione mediatica a favore del solo lavoro assicurativo. Che è poi quello che dicevano ieri alcuni analisti finanziari commentando l’uscita di Del Vecchio: «i problemi di governance rischiano di penalizzare il titolo in quanto il mercato vorrebbe il management concentrato solo sul business», sottolinea in un report Equita che paventa anche il rischio che Del Vecchio venda la sua quota, poco inferiore al 2%. Tema peraltro non di attualità, secondo fonti vicine all’imprenditore.
In ogni caso, quello che poteva sembrare un referendum su Geronzi, sta diventando un tema diverso, più rivolto a tirare fuori dalle Generali le potenzialità finora presumibilmente inespresse. Anche se quella di oggi non sarà certo l’ultima puntata di un confronto ancora lungo.