«Generali? Ci ha chiamato il ministro Padoa-Schioppa»

nostro inviato a Trieste

«Vi racconto un aneddoto - dice Antoine Bernheim durante l’assemblea delle Generali -: quando il ministro Padoa-Schioppa mi ha contattato sulla vicenda Telecom, gli ho detto che noi facciamo assicurazioni, ma che se ci fosse stata un’azione di interesse generale noi avremmo cercato di partecipare». Chiarisce poi Bernheim che non si è trattato di «pressioni». Ma aggiunge anche di aver dato al ministro la propria disponibilità, «se c’è un interesse nazionale, per tutelare l’italianità di Telecom. Spero anche che lei - ha detto Bernheim ricostruendo la conversazione con il ministro - abbia lo stesso interesse perché le Generali restino italiane, se malauguratamente ci fosse da difendere anche la loro italianità».
Nel giorno decisivo per la sorte di Telecom Italia, il presidente delle Generali ha scelto di rivelare al pubblico una conversazione forse clamorosa. Di certo importante perché svela almeno due aspetti. Il primo è l’ingerenza del governo su due società private e quotate: Telecom e Generali. Il secondo è un possibile moto d’orgoglio del Leone triestino, che l’Antitrust ha recentemente indicato come società controllata da Mediobanca, rispetto alla propria autonomia. E poi c’è forse una terza via, quella del «sassolino» nella scarpa di Bernheim, che ha sottolineato, durante e dopo l’assemblea, la contrarietà del gruppo per il decreto Bersani di luglio, che ha liberalizzato i mandati agenziali. «Mi sono molto lamentato del decreto Bersani - ha detto Bernheim - che, con la trasformazione degli agenti in broker, è fatto per distruggere forza e potenziale delle Generali». E per favorire quelle dei concorrenti come Axa, ha aggiunto. L’aspetto politico della questione Telecom non è sfuggito all’opposizione di governo. Adolfo Urso di An ha detto che «le parole di Bernheim dimostrano che aveva ragione l’ambasciatore americano Spogli, e che sono pienamente fondati i timori della Commissione Ue sulle intromissioni politiche che alterano il mercato». Romano Prodi, da parte sua, ha insistito anche ieri sulla sua neutralità («L’accordo per Telecom? Stiamo a vedere. Ho sempre detto che ero assolutamente neutrale e così rimango») ma ha di fatto «benedetto» l’intesa: «Fa piacere che sia stato rinnovato l’impegno da parte di istituzioni finanziarie italiane. Vedremo adesso gli aspetti dell’accordo e soprattutto come saranno scelti coloro i quali avranno la responsabilità di guidare l’azienda».
In ogni caso da ieri, pur con la questione Telecom ancora aperta, Generali assume un nuovo ruolo: quello del primo socio italiano, con una quota del 27-28%, della futura newco, la nuova società che controllerà il 23-24% del gruppo di tlc, attraverso il conferimento del pacchetto del 4,6% detenuto direttamente in Telecom. Un assetto confermato dall’ad Giovanni Perissinotto: «Si procede in questa direzione». Con alcune precisazioni importanti. La prima è che «non possiamo aumentare la nostra quota a causa del processo di distribuzione degli attivi, perché siamo a piena capacità». La seconda è che il debito della newco non potrà essere troppo pesante: «Il nostro interesse è far salire tutto il dividendo possibile, per poi pagarlo ai soci» della newco.
L’idea, per il futuro azionista numero uno della Telecom, è quella di dare stabilità alla società e al management, in modo che il titolo esprima le proprie potenzialità. Per questo motivo la partecipazione alla newco è stata studiata in modo da alleggerire il peso dei debiti. L’importante, ha chiarito Perissinotto, «è che ci sia un meccanismo con la possibilità che ci permetta di rientrare dall’investimento». In questo caso il tenere bloccato un importante investimento in Telecom «non ci disturba».