Generali compra Toro e cresce in Italia

«È un’operazione accrescitiva di tutti i parametri». Ora leader anche nei danni

Angelo Allegri

da Milano

Generali sorprende il mercato: ci si aspettava un’acquisizione all’estero e il via al riacquisto di azioni proprie ormai in calendario. E invece è arrivato lo shopping in terra italiana. La compagnia guidata dagli amministratori delegati Giovanni Perissinotto e Sergio Balbinot ha rilevato la quota di Toro in mano alla De Agostini (55,5%) pagandola 21,20 euro ad azione e si è impegnata a lanciare un’Opa (allo stesso prezzo offerto al gruppo novarese) sul resto del capitale, per poi togliere dalla Borsa la società. In tutto una spesa da 3,85 miliardi finanziata con risorse proprie e una nuova emissione di debito ibrido da 1,7 miliardi. Trieste ha anche bloccato il buy back in programma per cui nel piano industriale si stanziavano risorse per 1,7 miliardi.
L’operazione è maturata in tempi brevissimi, dicono le parti coinvolte (De Agostini non ha nemmeno nominato un advisor finanziario) e segna un deciso rafforzamento della compagnia triestina in Italia. Già primo gruppo nel ramo vita, il Leone acquisisce la leadership anche nel ramo danni con una quota di mercato che passa dal 15,66% al 22% davanti a Fondiaria-Sai (al 19,6%). «Con l’operazione completiamo il nostro posizionamento nella Penisola», spiega Perissinotto, ma «resta ferma la nostra strategia di crescita sui mercati internazionali».
La scelta non ha per il momento entusiasmato gli analisti. «C’è una componente in gran parte difensiva nell’operazione che rafforza la società e il suo mercato», hanno scritto quelli di Fox-Pitt Kelton. Proprio questa sembra una delle chiavi per spiegare l’acquisizione. «Non eravamo i soli in lizza», ha detto Perissinotto. Mentre la De Agostini, nell’annuncio dell’operazione, dichiara la sua soddisfazione per aver contribuito al mantenimento dell’italianità di un gruppo come Toro. L’interpretazione corrente è che siano entrati in campo uno o più competitor internazionali di Generali, desiderosi di rafforzare le proprie operazioni in terra italiana, e che Trieste sia subito intervenuta per difendere il terreno di casa. Anche così si spiega il prezzo pagato per Toro, che la maggior parte degli analisti considera «generoso», e la reazione della Borsa. Le quotazioni di Toro sono subito salite al prezzo offerto da Generali, fino a superarlo a quota 20,91 (più 25,60%). In spolvero anche la maggior parte degli altri titoli assicurativi: Fondiaria Sai (più 2,69%), accompagnata dalla controllante Premafin (più 4,10%) Cattolica (più 6,83%), Vittoria (più 4,78%). In calo solo Generali (meno 1,77%) e la controllata Alleanza (meno 0,56%). Una reazione, quella di Piazza Affari, che non scompone Perissinotto: «Il primo giorno può accadere: è un assestamento del mercato alla notizia. Ma l’operazione non comporta alcuna diluizione, è accrescitiva di tutti i parametri e sono sicuro che il mercato saprà valutarla adeguatamente». Una volta chiusa l’operazione Generali prevede un aumento del 6% dell’utile per azione nel 2007 e dell’11% entro il 2009. Quanto all’espansione internazionale «restano a disposizione del gruppo risorse per 3 miliardi», dice Perissinotto.
Quanto a De Agostini, il gruppo rinuncia al prestito obbligazionario deciso in aprile e chiuderà gli equity swap conclusi con Mediobanca. Le azioni prestate alla banca d’affari e vendute agli investitori a 18 euro (pari al 10% del capitale) dovrebbero tornare a De Agostini. E in base agli accordi, Generali potrebbe rilevare anche questa quota dalla famiglia novarese.