Generali, contro Geronzi il "metodo Repubblica"

Una parte della finanza italiana, intravedendo una difficoltà di Berlusconi, vuole tentare la zampata. E il bersaglio si chiama Geronzi

Quando si parla di finanza, soprattutto quella alta, si finisce per capire poco di quanto davvero accada. In queste ulti­me settimane abbiamo assistito, più sui giornali che altrove, ad un attacco sferrato sen­za mezze misure da Diego Della Valle a Cesare Geronzi. Il primo è un imprenditore, produtto­re di scarpe e di lusso, che siede in tutti i consigli di amministrazione che contano. Cesare Ge­ronzi è invece un prestigioso banchiere di lun­go corso, che ha passato la sua vita nei principa­li­istituti finanziari del Paese, spesso chiamato a risolvere situazioni difficili nell'interesse della stabilità del nostro sistema creditizio.

Oggi Ge­ronzi siede al vertice delle Assicurazioni Gene­rali: il più grande gruppo finanziario italiano, una delle poche multinazionali che hanno cuo­re e pancia in questo Paese. Anche Della Valle bazzica da quelle parti, come consigliere indi­pendente: in sostanza un signore, che anche senza azioni, dovrebbe essere lì senza vincoli di appartenenza e con il solo interesse di tutelare tutti gli azionisti. Ma veniamo al punto. Nelle settimane scorse il proprietario della Tod's ha più o meno detto che Cesare Geronzi (e per la verità inizialmente i suoi strali erano rivolti anche al numero uno di Banca Intesa, Giovanni Bazoli) è un «vecchietto arzillo» e ha preteso che le Assicurazioni Gene­rali cedessero la loro minima partecipazione nella Rizzoli, che controlla il Corriere della Sera .

Un presunto schiaffetto a Geronzi, che siede nel consiglio del Corrierone. Fin qua la cronaca. Ma dicevamo, la finanza e le discussioni tra i suoi vertici sono sempre difficile da interpreta­re. Insomma cosa sta davvero succedendo? Co­sa nasconde la lite tra Della Valle e Geronzi? Una cosa semplicissima: una parte della fi­nanza italiana, intravedendo una difficoltà di Silvio Berlusconi, vuole tentare la zampata. E il bersaglio individuato si chiama Cesare Geron­zi. Un banchiere che viene descritto vicino al premier, per il solo fatto di aver sempre fatto l'uomo di finanza del sistema, indipendente­mente da chi ne fosse al vertici in quel momen­to.

Della Valle è il terminale di una ragnatela di potere che ritiene sia venuto il suo momento. Ma che ha la necessità di fare tabula rasa di quanto c'è in campo oggi. Sia chiaro, Berlusco­ni e la finanza sono sempre stati due mondi a sé. Con il primo che ha fatto affari sempre al di fuori dei salotti buoni, e la seconda che lo ha sempre vissuto come un extraterrestre. Il tentativo di Della Valle e i suoi (quanti sono poi? Monteze­molo lo seguirà? Sarebbe proprio il caso di con­­tarli) è quello di marginalizzare uno dei pochi banchieri che con il Cavaliere, sia pure su piani distinti, ha un dialogo. Ecco ciò che si cela davve­ro dietro allo scontro tra Della Valle e Geronzi.

Nessuno crede che la vendita di una partecipa­zione da poche decine di milioni ( Corriere ), per una compagnia assicurativa che ha attività da centinaia di miliardi di euro possa essere que­stione da scomodare armate di carta, come sta avvenendo in queste ore. Questo è il motivo per il quale la Repubblica ha preso la palla al balzo e ha capito che la battaglia di Mr Tod's è da sposa­re in pieno come quella di Ruby: l'obiettivo fina­le è sempre lo stesso. E i metodi simili.