Generali, De Agostini sale a quota 4%

«Non andremo oltre Unicredit-Intesa? Non apparteniamo ad alcun schieramento»

da Milano

De Agostini consolida la presenza in Generali: il gruppo novarese ha annunciato ieri di essere salito al 4% della compagnia triestina. In tutto un investimento da 1,5 miliardi con una plusvalenza implicita di 200 milioni. L’incremento al 4% (fino ad ora era nota una partecipazione di poco superiore al 2) è stato realizzato in larga misura già prima del 31 dicembre 2006, data di chiusura del bilancio 2006 e successivamente arrotondato. La partecipazione comprende quote possedute direttamente (2,3%), quelle possedute dalla controllante (B&D holding di Marco Drago e C., con lo 0,2%) e quelle relative a un contratto di equity swap (1,5%). La partecipazione vale al gruppo guidato da Lorenzo Pellicioli la posizione di terzo azionista ufficiale del Leone, dopo Mediobanca (sopra il 15%) e Banca d’Italia (al 4,5%).
Al tempo stesso il numero uno della De Agostini è stato ieri ben attento a definire limiti e portata dell’impegno nella compagnia (di cui Pellicioli è stato di recente nominato consigliere d’amministrazione indipendente). L’investimento è di natura «puramente finanziaria, in Generali vediamo grandi possibilità di creazione di valore». E soprattutto: «Oggi vale circa un quarto del valore del gruppo novarese. Per la legge dell’equilibrio nella ripartizione del rischio siamo già a un livello di peso, quindi è difficile che saliremo ancora». Escluso anche un impegno diretto in Mediobanca: «Visto il peso di Generali sul patrimonio di Piazzetta Cuccia sarebbe in pratica un doppione dell’investimento». Nessun interesse per una partecipazione a eventuali patti di consultazione e assoluta equidistanza tra le diverse posizioni emerse dopo la fusione Capitalia-Unicredit con l’apertura della contesa sul Leone tra il nuovo istituto e Banca Intesa: «Per noi non cambia nulla. Non abbiamo posizioni. Siamo in Generali per motivi finanziari, gli schieramenti interessano molto ai giornali, non agli investitori».
All’apparenza, dunque, l’unico legame forte della De Agostini resta quello con il management con cui i rapporti si sono incrociati ai tempi della cessione di Toro. Da lì del resto arrivano i soldi utilizzati per l’ingresso in Generali. Dalla vendita del 65,5% della compagnia torinese il gruppo aveva incassato 2,5 miliardi di euro.
Soprattuttto a questa cessione è legato il buon risultato messo a segno nel 2006: utile netto di pertinenza del gruppo a 946 milioni di euro, in crescita del 111% rispetto all’anno precedente. A livello consolidato i risultati risentono anche del consolidamento (a partire da settembre 2006) dell’americana Gtech con ricavi netti pari a 2.851 milioni (+22% rispetto al dato pro-forma del 2005) e un margine operativo lordo di 439 milioni, che, secondo le previsioni, dovrebbero diventare 700 nel 2007.
Quanto alla possibilità di un ingresso in nuovi settori Pellicioli ha risposto che il gruppo non è «alla ricerca di una quinta gamba (dopo editoria, media, giochi e servizi e attività finanziarie, ndr), anche se mai dire mai». Per gli investimenti c’è «già la quarta gamba» composta da Dea Capital e dai nuovi fondi IDea che «stanno lavorando come fondi di fondi e saranno operativi come fondi di private equity dal prossimo autunno».