«Generali e Ds, Berlusconi ha detto la verità»

In Procura anche presidente e ad del Leone triestino. Bnl, i pm indagheranno sulla moral suasion di Fazio

Claudia Passa

da Roma

Conferma su tutta la linea quanto affermato da Silvio Berlusconi. «Confermo tutto, in assoluto. Confermo le sue parole, quelle che lui ha pronunciato nel corso delle conferenze stampa». Conferma gli incontri di Antoine Bernheim con quattro esponenti dell’opposizione, conferma che in quel periodo fra le preoccupazioni del presidente delle Generali c’era la politica di Palazzo Koch sull’italianità del sistema bancario, conferma d’aver accompagnato lui stesso Bernheim a palazzo Grazioli, a metà del giugno scorso, per un incontro istituzionale col presidente del Consiglio.
È un fiume in piena Tarak Ben Ammar, consigliere di Mediobanca, dopo aver lasciato la Procura di Roma dov’è stato ascoltato come persona informata sui fatti sul caso Unipol-Bnl. Prima di lui davanti ai pm Perla Lori, Giuseppe Cascini e Rodolfo Sabelli erano sfilati Bernheim e l’ad della compagnia assicurativa Giovanni Perissinotto. Entrambi hanno lasciato piazzale Clodio senza proferire verbo. «Di Berlusconi sono amico da prima che entrasse in politica, e lo resterò dopo – ha esordito Ben Ammar -. È una amicizia leale, che è diventata un “peccato mortale”... Ma allora con me hanno peccato anche gli otto milioni e mezzo di italiani che l’hanno votato». Non si tira indietro l’imprenditore franco-tunisino nel raccontare della «visita istituzionale» che lui stesso organizzò il 15 giugno fra Berlusconi e Bernheim. Nell’incontro, avvenuto quando le Opa straniere su Antonveneta e Bnl erano di stretta attualità, «si parlò di politica economica, e dell’immagine dell’Italia». Di italianità delle banche – rievoca Ben Ammar – «parlavano tutti i giornali», la posizione di Fazio «era nota», e Bernheim voleva sapere se il governo avesse una posizione in proposito. Sul governatore, rispose il premier, non era possibile che l’esecutivo intervenisse. Quanto all’italianità, «Berlusconi – ricorda Ben Ammar – come capo del governo non espresse opinioni né in un senso né nell’altro. Come uomo liberale, era per una soluzione che fosse la migliore per gli azionisti». In privato, racconta Ben Ammar, il Cavaliere «disse che sull’Opa Unipol-Bnl, se fosse stata regolare, non avrebbe gioito, ma non faceva niente», purché fosse il mercato a decidere.
Fu in quell’occasione che Bernheim informò il presidente del Consiglio che un paio di mesi prima aveva visto Prodi, che «aveva incontrato o avrebbe dovuto incontrare» D’Alema, e che in seguito avrebbe visto anche Rutelli e Veltroni. Nei mesi successivi, «probabilmente in estate», Ben Ammar ebbe conferma che quegli incontri c’erano stati. L’avrebbero confermato ieri in Procura anche i vertici delle Generali, escludendo però pressioni per la cessione ad Unipol delle quote Bnl. A Berlusconi, l’imprenditore franco-tunisino lo ha raccontato alla vigilia di Natale. «Bernheim non mi ha riferito il contenuto degli incontri – specifica Ben Ammar -, al premier nessuno ha parlato di pressioni per la vendita delle azioni Bnl alla Unipol. Ma lui stesso ha negato di aver mai parlato di pressioni. E per me contano le sue parole, non le indiscrezioni». Il presidente delle Generali, insomma, preoccupato dalla posizione di Fazio sull’italianità delle banche, «voleva sapere cosa pensavano rispetto a questo tema il governo e l’opposizione». Temeva «di essere considerato colpevole di aver consegnato la Bnl in mano agli stranieri».
Con Ben Ammar, il presidente delle Generali parlò pure di Antonio Fazio. «Bernheim si è lamentato di un arbitro non super partes – racconta l’imprenditore -. Sapeva che le azioni Bnl in mano alle Generali interessavano a molti. E da Fazio ha avuto indicazioni affinché studiasse bene la situazione prima di decidere...». Sul punto, ai pm Bernheim avrebbe riferito di un incontro a Palazzo Koch, il 12 aprile, nel corso del quale Fazio gli avrebbe prospettato anche l’opportunità che le Generali non cedessero la propria partecipazione in Bnl al Banco di Bilbao. Per i pm questo potrebbe aggravare la posizione dell’ex governatore che verrà convocato a piazzale Clodio per spiegare la sua moral suasion. A conclusione di giornata, da Ben Ammar è arrivato l’affondo: «Mi accusano di essere la talpa di Berlusconi, il “testimone a disposizione”. Ebbene, su All Iberian mi ero dichiarato a disposizione dei magistrati italiani, ho proposto due date chiedendo di essere ascoltato a Parigi come mi spetta di diritto in quanto cittadino francese. Ma non mi hanno mai voluto ascoltare...».
Immediata la reazioni dei Ds. Angius e Calvi parlano di calunnie del premier: «Le parole di Ben Ammar confermano che nelle parole di Berlusconi, a proposito di Unipol, c’era la premeditazione e la volontà di gettare fango con volgari calunnie contro i Democratici di sinistra e i suoi dirigenti». Gli ribattono Cicchitto: «Ammar ha confermato le parole del premier, i ds non tentino di cambiare le carte in tavola» e Ghedini: «Con accuse al premier Calvi rischia la calunnia».