Le Generali e i fax di Cuccia

Alla fine Tronchetti vende un po’ di più a un po’ di meno e dopo un po’ agli spagnoli di Telefónica, che già due mesi fa erano interessati a Olimpia. L’uscita di Rossi ha cominciato a dare i suoi primi frutti. L’attuale assetto di vertice è traballante. Nuovi soci e nuovi poteri: si parla di Colao o di Caio, sempre con la «c», sempre multinazionali, sempre Londra. Soci industriali in Italia non se ne trovano. È volato di tutto in questi giorni: da Colaninno a Del Vecchio, da Berlusconi a De Agostini. Restano i Benetton che non mollano. Quali motivi hanno per restare in una trappola che ha dato loro tanti dispiaceri?
E infine le straordinarie Generali. Solo due settimane fa, mentre Intesa e Mediobanca ammettevano su richiesta Consob di lavorare a una soluzione per Telecom, il Leone triestino scriveva: «Non siamo interessati all’acquisizione di partecipazioni di quote di maggioranza nel capitale di Olimpia né siamo coinvolti ad oggi nella formazione di eventuali cordate dirette a tale scopo». Dopo due settimane diventano il primo azionista italiano della Nuova Olimpia. Con quel «ad oggi» si salvano dalla legge. Ma non dalla brutta figura. E per di più trasformano una quota immediatamente liquidabile in Borsa nella partecipazione in una società non quotata. Ma evidentemente quel che fa Trieste viene deciso a Milano, come ai tempi dei fax di Cuccia. Chapeau Monsieur le Président.