Generali, l’attacco dei fondi perde forza

Bazoli: «La compagnia sia più forte e indipendente Noi spettatori interessati»

da Milano

È iniziata a Roma la settimana corta e calda delle Generali, che prosegue oggi a Trieste, e si chiuderà già domani mattina a Milano (vigilia del ponte di Ognissanti) con il consiglio d’amministrazione che affronterà il «caso Algebris»: la lettera scritta dal fondo hedge che ha contestato il presidente Antoine Bernheim, la governance della compagnia e il rapporto troppo stretto con Mediobanca, che di Generali è il maggiore azionista con il 15%.
In attesa del cda di domani, dal quale il mercato si aspetta una presa di posizione della compagnia, l’iniziativa di Algebris sta perdendo forza. Nessun investitore si è finora pubblicamente aggregato al fondo gestito dall’italiano Davide Serra. E lo stesso Algebris con un’altra lettera ha ieri smentito di agire di concerto con chicchessia: né investitori istituzionali, né soci di Generali o di Mediobanca. Algebris scrive di voler semplicemente «incoraggiare altri azionisti di Generali a una unilaterale e libera condivisione del proprio punto di vista». Così, ieri il titolo Generali, dopo il rally della fine della scorsa settimana, ha tirato il fiato, cedendo più dell’1% a 32,99 euro.
E ieri sono stati molti i protagonisti della vicenda che hanno preso posizione. L’impressione è che si soffi acqua sul fuoco per spegnere il clamore causato da Algebris. E affrontare con calma i problemi che, in ogni caso, esistono. Due su tutti: la presidenza della compagnia, oggi occupata da Antoine Bernheim, e i vertici del gruppo Telecom, società che, ormai da una settimana, è finita nell’orbita di Telco, la holding costituita da Generali e Mediobanca, insieme con Intesa Sanpaolo e con la partecipazione di Telefonica. L’assetto di Telecom è parte integrante degli equilibri che dovranno essere determinati. Su questo fronte prende consistenza la voce che Telefonica pretenda di risolvere al più presto la scelta del vertice. Già delusi dal verdetto dell’Authority brasiliana, che ha cancellato in un sol colpo le sinergie industriali, i soci spagnoli potrebbero ripensare alla scissione della loro quota in Telecom dalla holding Telco. «I soci decideranno insieme» ha detto ieri l’ad di Intesa Corrado Passera, ma la scelta non potrà essere rinviata di molto.
Per quanto riguarda Bernheim, il superattivismo dell’ottuagenario presidente delle Generali - ieri a Roma - non sembra essere molto apprezzato dai grandi azionisti della compagnia che preferirebbero, in questa situazione caotica, il bassissimo profilo. E per questo tornano a farsi sentire le voci di un possibile avvicendamento al vertice del Leone, anche se non prima della prossima primavera. Di certo, sulla questione, non mancherà di farsi sentire Gianni Bazoli, presidente di Intesa Sanpaolo: «Siamo spettatori interessati», ha detto ieri, aggiungendo che «alla loro posizione di azionisti attribuiamo importanza fondamentale. Tutto questo ci porta a desiderare una sola cosa: che Generali rimangano indipendenti e che acquistino sempre maggiore forza».