Generali, Ligresti resta fuori dal consiglio

Jonella Ligresti: «L’assise è sovrana». Marchionni: «Tuteliamo i nostri interessi»

da Milano

La famiglia Ligresti rimane fuori dalla stanza dei bottoni delle Generali. Il pressing di Premafin proseguiva da tempo ma ieri sera il vertice del gruppo assicurativo triestino ha chiuso nuovamente la porta, preferendo ridurre da 19 a 18 il numero dei propri consiglieri. Questa mattina la parola passerà all’assemblea dei soci chiamati ad approvare il bilancio dello scorso anno. Oltre 500 gli azionisti attesi in Piazza Duca degli Abruzzi tra cui ci sarà Romain Zaleski, il finanziere franco polacco che ieri ha inaugurato il confronto tra i grandi azionisti del Leone. Se il dietrofront sul consenso all’ingresso in cda di Maurizio Dallocchio era infatti nell’aria, la riunione straordinaria del vertice è stata circondata da un clima inusuale rispetto l’aplomb tipico del colosso assicurativo. «Sarò a Trieste ma non chiederò un posto in consiglio perchè ho troppi impegni», è intervenuto Zaleski motivando la propria scelta anche con il fatto che ci fosse «già la richiesta» avanzata da Ligresti.
Parole apparentemente improntate alla distensione ma che potrebbero essere state lette come una puntura di spillo perlomeno indiretta nei confronti delle mire di Premafin. Soprattutto se si considera che l’impegno nelle Generali del patron della Carlo Tassara (2,2%) è sostanzialmente paragonabile a quello dei Ligresti (2,36%) e che l’imprenditore è vicinissimo al presidente di Intesa, Giovanni Bazoli (tra Milano e il Leone esiste un importante accordo di bancassicurazione). Una situazione che potrebbe rendere più complessa la «regia» dell’assemblea da parte del presidente Antoine Bernheim. Almeno stando alle posizioni emerse nel pomeriggio prima che il cda delle Generali, riunito quasi al completo, decidesse all’unanimità di negare il biglietto di ingresso alla famiglia Ligresti (cui fa capo anche il controllo di FonSai). «Finchè non c’è l’assemblea... l’assemblea è sovrana», aveva infatti fatto notare Jonella Ligresti mentre il padre Salvatore aveva preferito limitarsi a un «no comment».
Ancora più esplicito l’amministratore delegato di FonSai: «Noi cerchiamo di tutelare i nostri interessi al meglio possibile» aveva detto Fausto Marchionni rivendicando la necessità di ottenere un posto nel board. Le aziende «non si governano con azioni e ritorsioni», aveva proseguito il top manager invitando anche a «stemperare i personalismi».
A meno di improbabili ripensamenti Generali (meno 1,33% a 29,71 in Piazza Affari) ha quindi rinunciato a sostituire lo scomparso Tito Bastianello, preservando lo status quo per un altro anno. A quel punto scadrà infatti l’intero board e Bernheim che ha già superato la soglia degli 80 anni, dovrebbe lasciare. I due amministratori delegati, Giovanni Perissinotto e Sergio Balbinot, si giocheranno invece la possibilità di essere riconfermati. Ma molto dipenderà dalla realizzazione del piano industriale che già oggi sarà al centro dell’intervento di Bernheim.