Generali, un miliardo di euro per allargarsi nell’est Europa

Balbinot e Perissinotto studiano il mercato Usa, ma nel mirino ci sono Russia, Polonia ed estremo Oriente

nostro inviato a Praga

Non sarà mai il gran colpo che sta a cuore da tempo al presidente Antoine Bernheim, ma le Generali sono determinate a crescere all’estero, anche con acquisizioni. E nei prossimi 4 anni investiranno un miliardo di euro nell’Europa dell’Est. Non solo: anche gli Usa, dove il gruppo triestino è assente dal 2003, entrano nel mirino, ancorché con un'attenzione per i prodotti pensionistici. Mentre sul fronte asiatico, dopo Cina e India, «sono tre i Paesi che guardiamo con interesse: Indonesia, Malesia e Vietnam».
Lo ha detto Sergio Balbinot, amministratore delegato di Generali, che guida proprio il comparto estero della compagnia, che già oggi rappresenta il 65% dei premi. La strategia del Leone triestino sui mercati dell'Est è stata al centro del battesimo della joint venture Generali-Ppf, avvenuto ieri a Praga e officiato da Balbinot insieme con Ladislav Bartonicek, ceo della società nella quale Generali ha il 51%, con il gruppo ceco Ppf al 49. Ma oltre ai mercati del centro-est-Europa, l’occasione è stata quella di fornire dettagli in più sulla crescita, dopo la recente intervista all’altro ad di Generali, Giovanni Perissinotto, che aveva indicato in «3 miliardi, più la leva del debito» la potenza di fuoco, immaginando un’operazione entro il 2008 e citando proprio gli Usa come sbocco possibile.
In realtà Balbinot non ha parlato di una mega operazione. E, soprattutto nel caso Stati Uniti, è stato chiaro: «Studiamo il mercato americano con un approccio non generico, ma selettivo. Ci sono settori che ci interessano, se ci fosse un’opportunità la valuteremo». L’idea, ha spiegato più nel dettaglio, è quella di individuare prodotti nella nicchia della «terza età»: pacchetti assicurativi per garantire al pensionato di mantenere costante il livello della qualità della vita, su cui le compagnie Usa, anche medie o piccole, sono all’avanguardia. E che Generali potrebbe guardare come a «fabbriche prodotto» da esportare. Quindi non si tratterebbe di una sfida allo sterminato mercato Usa, ma di un'operazione mirata, «eventualmente favorita dal dollaro debole», ha detto Balbinot specificando comunque che il trend valutario «non può certo condizionare la nostra strategia».
Ben altra la determinazione per l’Est Europa, che da ieri ha in Praga la testa di ponte del gruppo triestino. La società è nata dal conferimento delle attività che Generali già aveva nell’Est, a cui si sono aggiunte quelle di Ppf. «Di qui al 2012 - ha detto Balbinot - vogliamo portare il volume dei premi da 2,6 a 6 miliardi, con una quota sul totale del gruppo che passerà da meno del 3 a oltre il 10%». Obiettivo che richiede un investimento «nell’ordine di un miliardo di euro», prevedendo soprattutto la crescita per linee esterne, cioè con acquisizioni nei Paesi chiave, quelli dove al momento il gruppo è «sotto dimensionato». Quali? «Russia, Polonia, Romania e Turchia», le priorità individuate da Balbinot, «concorrenza di tutti i big europei permettendo».
In Romania, Generali è già nella short list per Asiban. E in Russia, in particolare, l’obiettivo è ambizioso: passare da meno del 3 a una quota di mercato nel ramo Vita «di almeno il 10%: una meta che è alla nostra portata». Nel 2012 il valore di Generali-Ppf, oggi stimato in 5,1 miliardi, passerà a quota 10.
Il tutto con il vincolo ferreo di restare al 51%, finanziando la crescita con autofinanziamento (500 milioni il risultato netto atteso nel 2012), ma eventualmente anche con aumenti di capitale che il socio Ppf seguirà. Mentre se mai i due soci dovessero litigare sulle strategie, Generali eserciterà un’opzione di acquisto sul 49% dei cechi. Un tipo di garanzia che Balbinot ha tenuto a sdrammatizzare, definendola «assolutamente normale in operazioni di questo tipo».