Generali, Monte Paschi esce ma mantiene i diritti di voto

Trieste ricorre al Tar contro l’Antitrust sulla vicenda Toro. Titolo ancora giù in Borsa (-2,3%)

da Milano

Monte Paschi vende il suo 1,7% ma non si «sfila» dalla guerra fredda in corso tra i grandi soci di Generali. L’operazione, realizzata al mercato dei blocchi, consente infatti a Siena di mantenere i diritti di voto per altri tre anni nel colosso triestino dove la prossima primavera ci sarà l’assemblea dei soci per il rinnovo del consiglio di amministrazione.
La vendita di Mps sarà ufficializzata oggi ma tecnicamente si è trattato di un un collocamento privato curato da una banca d’affari per un controvalore di 713 milioni (32,86 il prezzo unitario). Considerando i valori di carico, la plusvalenza potenziale è di 260 milioni per il gruppo di Giuseppe Mussari che ha comunque pre-allertato telefonicamente del proprio disimpegno sia Capitalia sia Unicredit (gli altri due firmatari del patto di consultazione).
Anche se individuare i compratori rimane difficile, alcuni scommettono su mani vicine al presidente di Intesa, Giovanni Bazoli. Ipotesi opposte a quelle circolate nei giorni scorsi quando si scommetteva sulla galassia di Mediobanca dove potrebbe nascere una nuova Consortium.
L’uscita di Mps è filtrata al termine di un’altra seduta negativa per Trieste in Piazza Affari. Dove il titolo ha ceduto il 2,3% a 33,5 euro continuando a prendere fiato dopo la lunga rincorsa delle scorse settimane probabilmente nella convinzione che l’obiettivo finale sia il mantenimento dello status quo a Trieste.
L’attenzione delle sale operative è stata però concentrata anche sul fronte industriale. A partire da Toro che ha visto il Leone ufficializzare il ricorso al Tar contro la decisione dell’Antitrust di imporre la cessione di Nuova Tirrena entro un anno.
La contromossa è stata confermata ieri dal comitato esecutivo della compagnia triestina che prosegue così la contrapposizione con l’Authority. Sul tavolo di Antonio Catricalà c’è, tuttavia, anche il dossier relativo agli accordi di bancassurance tra Generali e Intesa Sanpaolo. I due gruppi sono legati da fitti intrecci azionari ma il nodo del contendere è Intesa Vita. La joint venture che Trieste avrebbe voluto rafforzare anche a discapito di Eurizon ma che invece potrebbe essere ridimensionata, magari aprendo la piattaforma a qualche partner esterno. Cui si aggiunge, sempre sotto il profilo Antitrust, l’aspetto della penetrazione territoriale della superbanca anche se molto è già stato fatto con la cessione di Cariparma, Friuladria e di altri sportelli al Crédit Agricole.
Il «girotondo» delle Generali con il Tar sul destino di Toro e Nuova Tirrena potrebbe trascinarsi per circa un anno ma più stringenti sono i tempi per il rinnovo del vertice. Da qui il pre-posizionamento dei grandi soci perché, anche se la scalata rimane una possibilità assai remota, gli equilibri azionari che blinderanno Trieste promettono di incidere sulle scelte del gruppo. Da parte sua il presidente Antoine Bernheim ha accennato a un possibile aumento di capitale per una forte crescita all’estero ma la parola spetta ai soci. Due i grandi schieramenti in campo polarizzati da un lato su Intesa Sanpaolo e Romain Zaleski, il finanziere franco-polacco sodale di Giovanni Bazoli e più volte indicato come uno degli attori in manovra sulle Generali. Dall’altro su Mediobanca che ha recentemente arrotondato seppur di poco il proprio pacchetto e che stando ai limiti del patrimonio di vigilanza potrebbe decidere di ritirare un altro 2% del Leone.