Generali, Perissinotto prova a riaprire la partita di Intesa

L’ad: «I mercati sono cambiati, vogliamo riparlare con l’Antitrust della bancassurance. Telecom? È un investimento strategico»

da Milano

Generali bussa alla porta dell’Antitrust per cercare di evitare le ricadute della cura dimagrante nella bancassurance che Antonio Catricalà ha imposto a Intesa in cambio dell’annessione dell’ex Sanpaolo. A dire il vero negli uffici dell’Antitrust non risulta al momento alcuna «pratica» in tal senso e l’unico titolato a muovere resta l’ad Corrado Passera, ma Trieste aumenta il pressing sulla superbanca. Generali, ha detto l’amministratore delegato Giovanni Perissinotto davanti agli analisti londinesi, intende riaprire la trattativa su Intesa Vita così da verificare se, «vista la flessione degli affari», l’Antitrust possa «arrivare a una soluzione diversa» da quella con cui ha costretto Ca’ de Sass ad aprire la rete a un terzo partner assicurativo concentrando mille sportelli nella newco Polo Sud Vita.
Una perdita «molto difficile da accettare», ha proseguito Perissinotto, volato nella City per confermare la strategia del gruppo assicurativo che «non segue le mode» della finanza strutturata e non è esposto verso i subprime. Al contrario il gruppo, forte di 2 miliardi di capitale libero, studia acquisizioni in Est Europa, India e Cina oltre agli Usa. La stessa suggestione di solidità trasmessa dagli stucchi vittoriani e dai marmi della Trinity House. Tra gli analisti presenti in quella che è stata la sede dell’Autorità incaricata di gestire i fari per condurre in porto le navi del Regno, il numero uno del fondo speculativo Algebris Davide Serra. Giacca e pantaloni scuri ma senza cravatta a dispetto dell’aplomb britannico, Serra riscalda i toni di un incontro rilassato a dispetto dell’eco della crisi di Bearn Stearns che percorre la City. Il gestore che nei mesi scorsi ha inviato una lettera intrisa di veleno per criticare la gestione e la governance del gruppo, si concentra su Telco, la holding cui fa capo la regia di Telecom Italia da tempo messa sotto osservazione del mercato deluso dal piano industriale predisposto dalla gestione di Franco Bernabè.
Perissinotto non si scompone. Spiega che l’investimento in Telecom era ed è considerato «strategico» dalle Generali, visto il ricco cash flow del settore e la fiche versata dagli spagnoli di Telefonica. Serra incalza sul capitolo stock option e sulla combined ratio, uno dei parametri base per valutare la solidità del business assicurativo.
Il direttore generale Raffaele Agrusti ribatte che tutte le spese cui ha fatto riferimento l’esponente di Algebris non sono poste tecniche assicurative e quindi non vanno conteggiate ma sono evidenti nel risultato operativo. In crescita del 25% senza considerare Toro. Serra si allontana senza replicare ma è probabile che quella andata in scena ieri sia il prologo di quanto accadrà a fine aprile dietro il sipario dell’assemblea dei soci.