Generali più aggressiva raddoppia i dividendi

Bernheim: «Crescita in uno scenario più difficile del previsto». Agrusti direttore finanziario

da Milano

Quasi incuranti delle quotidiane esternazioni sul futuro della compagnia, i manager delle Generali vanno avanti per la loro strada. E ieri hanno aggiornato gli obbiettivi reddituali e le strategie: 3,8 miliardi di utili per il 2009, con un dividendo che arriverà a quota 1,9 miliardi. Senza, tuttavia, nascondere le difficoltà: «Il piano - ha detto il presidente Antoine Bernheim - pone le basi per affrontare una nuova fase di crescita pur se in uno scenario finanziario più sfidante del previsto».
Per avere un’idea del peso di questi valori si può ricordare che il precedente piano (2006-2008) partiva da 1,9 miliardi di profitti 2005, per arrivare a una stima di 2,9 nel 2008. Target nel frattempo bruciato (già l’anno scorso gli utili sono stati 2,4 miliardi), che ora viene posto - anche grazie all’ingresso di Toro, del gruppo Ppf e al netto di Nuova Tirrena - 900 milioni più in alto, in un solo anno in più. Rispetto agli utili 2006 la crescita è del 58%. Mentre il dividendo al termine del triennio risulterà il doppio di quanto distribuito quest’anno. Il risultato operativo, infine, cresce di 2,5 miliardi a quota 6,5.
La dinamica del titolo in Borsa è invece meno brillante: dalla presentazione del piano del 2006 a oggi le azioni sono passate da zona 28 a zona 31 euro, con una crescita di poco più del 10%. Ma forse saranno proprio le novità strategiche annunciate ieri (che verranno oggi esposte agli analisti finanziari) a dare una spinta in più.
Tra le innovazioni spicca quella che riguarda la governance interna, con la nomina del direttore generale Raffaele Agrusti a direttore finanziario, «con riporto» all’ad Giovanni Perissinotto. È inoltre stato istituito un responsabile dello sviluppo per i prodotti italiani (Danilo Ignazzi), mentre tutte le cosiddette «operation» verranno unificate in un’unica direzione, che avrà il suo chief operating officier. È confermata la strategia multi marchio, considerata la migliore scelta per affrontare l’era della liberalizzazione-Bersani.
L’altro ad, Sergio Balbinot, avrà sotto di sé due responsabili delle macroaree internazionali (Germania, Est Europa e Asia da una parte, resto d’Europa, Americhe e Medio Oriente dall’altra). A fronte di questo snellimento delle funzioni, è stata varata una riforma degli investimenti, cioè del cuore pulsante della compagnia, con i suoi 400 miliardi di asset finanziari. Due le linee guida della riforma: la prima è un rinnovamento delle tecnologie per affrontare i rischi con maggiore efficienza. In altri termini si tratta di una svolta che permetterà di essere un po’ meno prudenti sui mercati. La seconda è la nascita di una «piattaforma per gli investimenti alternativi», con un fondo per le infrastrutture, uno di private e un hedge fund. La manager francese Anne Marie de Chalambert si occuperà infine di tutto il settore immobiliare, compresa la costituzione di fondi che potrebbero finire anche sul mercato. Per la prima volta, con un’operazione «trasparenza», il capitale in eccesso viene quantificato: sarà mantenuto all’interno di un corridoio fra il 15 e il 20% del capitale di rischio.
All’estero, dopo aver messo mano alla Francia, ora è toccato alla Germania, dove il riassetto prevede la fusione tra due controllate, Generali Versicherungen e Volksfursorge (mentre la capogruppo Amb diventerà Generali Deutschland).