Generali resterà al 5% di Intesa Passera: «Troveremo l’accordo»

da Milano

La quota del 5% che Generali ha nel capitale di Intesa Sanpaolo è «stabile», non cambierà. Lo ha detto ieri l’amministratore delegato di Generali Giovanni Perissinotto. E non era scontato: il rapporto tra la compagnia triestina e la banca milanese, da quando l’Antitrust ha imposto a Generali di rinunciare a vendere polizze Alleanza su 1.133 sportelli di Intesa, è in fieri. Ma Perissinotto ha così chiarito che le cose rimangono come sono. Il che vale in entrambe le direzioni: Generali non vende, e non compra.
I legami tra i due gruppi sono sia azionari (Intesa ha una quota dell’1,4% in Generali), sia industriali e si riflettono appunto nella joint venture paritetica Intesa Vita, che opera nel bancassurance. Ma le sorti del pacchetto del 5% in Intesa rimangono comunque legate alle trattative per il rinnovo del rapporto di bancassicurazione con Intesa Vita, che si dovrebbero aprire già a giugno in vista della scadenza nel 2009. «Abbiamo tutto il tempo», ha detto al riguardo il consigliere delegato di Intesa, Corrado Passera. «Dati i rapporti ottimi - ha aggiunto - troveremo sicuramente la soluzione migliore anche per la prossima fase».
Generali ha recentemente trasferito un pacchetto dello 0,5% in Intesa dalla controllata Alleanza, alla capogruppo, facendo pensare a un possibile smobilizzo a breve. Ma «sono normali passaggi intergruppo - ha spiegato ieri Perissinotto -. So che ci si ricama sopra, ma non c’è assolutamente niente». L’ad delle Generali ha quindi escluso l’interesse a una parte del 3,5% di Intesa che il Crédit Agricole (ha in totale il 5,5%) dovrà cedere nei prossimi mesi. «Vediamo la nostra quota come una quota piena, quindi ci fermiamo qui», ha detto.
Tra i soci del Leone, intanto, è arrivata una presa di distanza da Fondiaria Sai. Il 2% posseduto in «Generali non è una quota strategica - ha detto l’ad, Fausto Marchionni -. È un buon investimento a copertura delle riserve e come tale lo gestiamo. Quando ci soddisfa lo teniamo, se non ci soddisfacesse o avessimo altre esigenze ce ne disferemmo come qualunque altro investimento. Non c’è alcuna implicazione strategica». Un paio d’anni fa il gruppo Ligresti aveva cercato senza esito una presenza nel consiglio del Leone, mentre di lì a poco l’intreccio tra Fonsai, Generali e Mediobanca aveva sollevato la reazione dell’Antitrust, che nell’operazione Generali-Toro aveva chiesto la cessione di Nuova Tirrena (a soggetti indipendenti: il Tar ha poi accolto il ricorso Generali aprendo la via al passaggio di Nuova Tirrena a Groupama). Forse anche per questo, per evitare di legarsi troppo le mani per il futuro, vista la grande attenzione che l’Antitrust ha deciso di mettere nel settore assicurativo, Fonsai ha ieri chiarito la propria posizione pubblicamente.