Generali, Russia amara: stop ai negoziati con Vtb

Dopo la paura per il colpo di scure di S&P all’Italia, è la Russia a fermare Generali: le trattative con la banca moscovita Vtb per creare una società comune si sono bloccate, insieme ai piani elaborati da Trieste per aggredire il mercato delle polizze ex sovietico. «È tutto fermo», ha ammesso Raffaele Agrusti, cercando di allontanare sul fronte italiano il confronto con Unipol: la concorrenza del nuovo maxi-polo delle polizze «non è un problema», ha affermato il direttore finanziario del Leone, che non è preoccupato del debutto di Carlo Cimbri nel sistema Mediobanca.
Quanto a Vtb, dopo alcune settimane di stallo Mosca ha detto che le trattative sono saltate per l’«attuale instabilità dei mercati». Un’avanzata leggera in Russia resta, comunque, un obiettivo di Generali, e Mosca ha assicurato che il naufragio della joint venture non compromette la «stretta collaborazione» in atto. Il dialogo riprenderà «più avanti», quando l’Europa tornerà stabile. Il problema, in realtà, ha contorni più ampi: gli analisti vedevano infatti nella joint venture con Vtb un modo per sbloccare la situazione in Ingosstrah, il colosso delle polizze di cui Generali è socio di minoranza alle spalle di Deripaska. L’investimento in Vtb, modesto rispetto alle masse di Generali, era stato peraltro deciso dall’ad Giovanni Perissinotto in sostanziale autonomia, creando qualche malumore in cda.
L’impasse russa non aiuta gli obiettivi del Leone, che deve trovare 3 miliardi entro il 2014 per risolvere il nodo Ppf: gli analisti si attendono un taglio dei dividendi, complice la prevedibile evoluzione del margine di solvibilità: Generali potrebbe staccare una cedola di 30-35 centesimi, per un dividend yield del 3% contro il 5,5% Allianz o il 7-8% di Zurich. Ieri, in Borsa, Generali è comunque cresciuta del 3,4% a 12,3 euro: uno studio di Mediobanca ha fissato il target price a 15 euro con giudizio «outperform». Il Leone starebbe inoltre valuando la cessione della controllata israeliana Migdal.