Generali si «arma» e infiamma la Borsa

Perissinotto: «Saliremo dal 7,5 al 9% di Banca Intesa»

Marcello Zacché

da Milano

Un rialzo del 7% in Borsa, per il titolo Generali, non è cosa di tutti i giorni: ieri è andata proprio così, con volumi pari a oltre il 3% del capitale, e il prezzo che si è fermato a quota 31,55 euro, massimo da quattro anni e mezzo. Se gli amministratori delegati Sergio Balbinot e Giovanni Perissinotto avevano programmato di festeggiare il nuovo piano industriale con il botto, la missione è compiuta. Ma, a dirla tutta, nell’entusiasmo del mercato non c’è soltanto la soddisfazione per i programmi 2006-2008 della prima compagnia italiana, terza in Europa. C’è anche qualcosa di più: la consapevolezza che il Leone di Trieste, pietrificato per anni nel rassicurante sistema italiano e difeso a Nord dalle alleanze create dalla Mediobanca di Enrico Cuccia (primo azionista di Trieste con il 14,5%), a Sud dalla politica dell’italianità di Bankitalia (secondo socio, con il 4,7%), finalmente si muove. E ora potrebbe diventare sia preda, sia predatore. Comunque dovrà stare sul mercato, in linea con il corso inaugurato dal governatore Mario Draghi. Questa è la chiave con cui interpretare la novità maggiore del piano: un intervento da 4 miliardi, che verranno presi a debito, per acquistare 1,8 miliardi di azioni proprie e le quote di minoranza delle controllate in Germania, Austria e Svizzera per altri 2,3 miliardi. Operazioni che, oltre ad andare incontro ai desiderata degli analisti (che chiedevano alla compagnia di ottimizzare l’uso del capitale e della leva), sono difensive, rendendo più difficile una scalata ostile. Ma nello stesso tempo anche offensive: l’acquisto di azioni proprie può essere una strada per togliere titoli al mercato, ma anche una riserva per avviare un’aggregazione. Non a caso il cda chiederà ai soci di utilizzare le azioni proprie «con la massima flessibilità».
Obiettivi. Il piano, ha detto Perissinotto, «consentirà di accelerare ulteriormente la crescita e la redditività». Non va dimenticato che nel 2000 i titoli della compagnia sfioravano i 43 euro, il 30% in più di ieri. Questo per dire che l’opera della coppia Perissinotto-Balbinot prosegue sulla strada del recupero, avviata con il precedente «triennale», dopo un periodo (primi anni 2000) nel quale la gestione aveva perso colpi. Per il 2008 i due manager prevedono che l’utile 2005, pari a 1,9 miliardi (contro 1,6 del 2004), lieviti fino a quota 2,9. I premi, 62,8 miliardi 2005, contro 55,8 del 2004, cresceranno «più del mercato». Mentre il combined ratio (indice che segnala una gestione tecnica in attivo quando è minore del 100%), migliorato da 98,9 a 97,8, è atteso a quota 95,5.
Dividendi. Il lato finanziario della rivoluzione è fatto anche di una maggiore gratificazione per i soci: la quota di utile distribuita sotto forma di dividendo (payout) continua a crescere. Quest’anno saranno 0,54 euro, contro 0,43 dell’anno scorso, che corripsonde a un payout del 36% contro il 33%. Destinato a sfiorare a regime il 50%: la cedola (è detto nel piano), raddoppierà, fronte di un utile che aumenterà, come detto, del 50%. Un processo virtuoso che sarà possibile anche grazie alle annunciate operazioni sulle minoranze delle controllate estere: verranno acquistate con un debito che costerà mediamente il 3% netto. Ma grazie alla redditività di tali società, il risultato netto sarà un aumento dell’utile per azione del 4 per cento.
Espansione. Dopo la Cina, toccherrà all’India. «Prevediamo l’inizio delle attività per fine anno o per l’inizio dell’anno prossimo», ha detto Balbinot. Mentre il capitolo acquisizioni estere verrà attivato «solo se ci sarà una reale creazione di valore».
Operazioni. Come previsto da molti, la controllata Banca Generali è destinata alla quotazione, nel giro di tre anni. Prima di allora continuerà il suo rafforzamento (già sono state «girate» le gestioni generate dai promotori), anche con la fusione delle attività di private banking della Bsi. Ma sul fronte bancario Perissinotto non si è sbilanciato di più. Limitandosi a confermare di voler salire dal 7,5 al 9% in Banca Intesa, come previsto dai patti. Ma senza minimamente sconfinare nel capitolo del «risiko».
marcello.zacche@ilgiornale.it