Generali supera il lunedì nero Profitti in corsa

da Milano

Il numero più significativo per le Generali, che ieri hanno fornito i dati 2007, arriva dalla Borsa: in una giornata di débâcle il titolo triestino se la cava con un meno 1,2%, a 26,95 euro. Basti dire che Mediobanca, primo socio di Generali con il 15%, ha ceduto il 6%. Certo, si tratta di «tenuta». Ma più non si può forse pretendere. Il merito è di un bilancio 2007 che ha rispettato sia le attese di mercato, sia gli obiettivi dei due ad Giovanni Perissinotto e Sergio Balbinot: 2,92 miliardi di utili netti, in crescita del 21,2%. Con una cedola che sale del 27,7% da 75 a 90 centesimi per azione (al netto dell’aumento gratuito). Dopo il cda i due ad sono partiti per preparare la presentazione di oggi a Londra, e il successivo road show che li porterà anche a New York.
Per il vertice del gruppo, compreso il presidente Antoine Bernheim, è stata una sorta di «riscatto silenzioso». La strategia della prudenza - adottata negli anni al punto da finire più volte sotto accusa - ora funziona. Così non ci sono nel bilancio svalutazioni rilevanti. Basti ricordare che il gruppo Axa, alla voce investimenti alternativi, ha dovuto cancellare 15 miliardi. Ciò non ha evitato di concordare con quanto ha dichiarato Alessandro Profumo a proposito delle prospettive di Unicredit: «Meglio essere sinceri che stupidi».
Allo stesso modo la pensa il direttore finanziario Raffaele Agrusti, come si legge nel capitolo sulle previsioni della nota ufficiale: «La forte tensione presente nei mercati finanziari internazionali rende oggi aleatoria la determinazione del contributo al risultato della gestione finanziaria». Anche se «la solidità degli attivi e la prudenza nella loro gestione» rendono Generali meno esposta di altri. Ma dalle condizioni del mercato non si può prescindere: un esempio arriva dai costi della provvista di capitale: per un gruppo «doppia A» come Generali un’emissione corporate deve oggi offrire rendimenti dell’8%, con uno spread rispetto ai titoli di Stato che si è innalzato di 4-5 punti in un anno.
Il cda di ieri a Venezia ha in definitiva apprezzato la linea tenuta dal vertice. Anche i consiglieri espressione dei gruppi privati, come Lorenzo Pellicioli o Francesco Gaetano Caltagirone, avrebbero apprezzato. Mentre dai rappresentati di Mediobanca sarebbero arrivati espliciti complimenti.
In ogni caso è sul fronte più propriamente industriale che la strategia del gruppo triestino ha dato i risultati attesi. Nel business dei Danni la raccolta è cresciuta del 13%, con un risultato operativo in crescita del 35,7% nonostante un costo del lavoro lievitato dell’11% (rinnovato il contratto nazionale), grazie all’opera di efficientamento. Il Vita, invece, registra una flessione dell’1,5% dei premi, dovuta al calo della bancassurance di Intesa Vita, che ha perso i mille sportelli sottratti dall’Antitrust dopo la fusione Intesa Sanpaolo. Un dato che preoccupa, ma che non dispera: il bancassurance è un presidio irrinunciabile - dicono a Trieste - ma dal lato della redditività è la voce meno importante.