Generali vara il consiglio degli «industriali»

da Milano

È pronta la lista del prossimo cda delle Generali, che sarà eletto dall’assemblea del 28 aprile per tre anni. Il consiglio, che sarà presentato dallo stesso presidente Antoine Bernheim, avrà 19 membri, come il precedente. La novità è data dall’ingresso di grandi gruppi industriali. E di qualche straniero in più tra gli indipendenti. Ma chi si aspettava un passo indietro più marcato da parte della banche azioniste, è forse rimasto deluso.
La lista, partorita nei giorni scorso dal comitato nomine di Mediobanca (primo socio del gruppo con il 14%) e integrata con le indicazioni di altri grandi soci, prevede la conferma in toto del vertice: presidente Bernheim, il suo vice Gabriele Galateri di Genola e i due ad Sergio Balbinot e Giovanni Perissinotto. Sette i nuovi ingressi. Tra questi spiccano i nomi dei rappresentanti di tre grandi gruppi industriali privati italiani (tutti con il requisito di «indipendenti»): Leonardo Del Vecchio (Luxottica), Francesco Gaetano Caltagirone (gruppo omonimo, vice presidente di Mps) e Lorenzo Pellicioli, manager del gruppo De Agostini (socio al 2% in Generali). Inoltre, sempre come indipendenti, entrano Paolo Scaroni, presidente dell’Eni, il segretario generale degli Affari Esteri di Francia Loic Hennekinne e il tedesco Kai Uwe Ricke (segnalato da Unicredit). il settimo dei nuovi è un altro francese, Claude Tendil (capo di Generali France e dunque un non indipendente. Escono, oltre al defunto Enzo Grilli, gli altri indipendenti Tito Bastianello, Gerardo Broggini, Claudio Consolo, Laurent Dassault, Alessandro Ovi e Piergaetano Marchetti (che, forse polemicamente, ha commentato: «Sembra che la presenza nel cda di Generali del presidente del Patto di Mediobanca sia considerata una relazione pericolosa in sede di Antitrust e dintorni, così risolvo anche questo problema»). Restano al loro posto Luigi Bianchi, Ana Botin, Diego Della Valle, Klaus Peter Muller, Alberto Nagel, Alessandro Pedersoli, Reinfried Pohl e Vittorio Ripa di Meana. Il numero degli indipendenti scende da 12 a 11, mentre quello degli stranieri sale da quattro a sette.