Una generazione in un fumetto

Talento irripetibile, il «cartoonist» ha saputo raccontare i suoi coetanei come nessun altro

Silvia Castello

«Era l’albero del paradiso. Ci ha fatto intravedere la bellezza e poi ha chiuso tutto. Con Federico Fellini parlavamo spesso di lui, era uno dei nostri amori, uno dei nostri argomenti preferiti. Fellini infatti lo usò per la locandina de La città delle donne. A me sarebbe piaciuto tanto usarlo come attore perché era meraviglioso, aveva una faccia straordinaria, mi metteva una grande allegria guardarlo. Era proprio lo spirito fanciullesco dell’intelligenza pura in tutti i sensi», Roberto Benigni ricorda così l’enfant prodige bello e provocatorio che aveva la gioia di vivere negli occhi.
Andrea Pazienza: fumettista, scrittore, pittore e fotografo che se n’è andato «maledetto» come una rockstar, giovanissimo, a solo 32 anni, nel 1988. È stato il capostipite di una grande scuola perché era inimitabile, come lo sono i talenti irripetibili.
L’unico che sia stato capace di rappresentare, in vita e in morte, il destino, le astrazioni, la follia, la genialità, la miseria e la disperazione di tutta la sua generazione. Fulminea ma intensa, la sua vita è ora presentata in un must espositivo, una grande antologica - curata da Vincenzo Mollica e Mariella Pazienza con la collaborazione di Michele Pazienza - al Complesso del Vittoriano, fino al 9 ottobre (catalogo Fandango Libri). Esposta per la prima volta, l’intera produzione artistica ripercorre le tappe fondamentali del noto fumettista maudit e si articola in nove sezioni; gli «Inediti pescaresi» delle origini, i primi esordi dei lavori giovanili (ci sono anche i primissimi disegni di Andrea bambino), i «Quadri anni Settanta», le «Storie spesso autobiografiche», «Zanardi», illustrazioni, «Pertini», «Animali ed Ecologia», i «Quadri anni ’80» con una parte dedicata a Enrico, «mio padre, anche lui svogliatissimo, è il più notevole acquarellista che conosca». E poi fotografie, scritti - interviste, lettere, poesie -, video. È un assemblage ad alto potenziale creativo con l’intenzione di scoprire le varianti di uno stile eclettico che tocca pop, surrealismo, simbolismo e restituisce agli spettatori un ritratto febbrile, piacevolmente intimista di questo esilarante outsider della satira politica italiana che superò se stesso senza «mai tornare indietro, nemmeno per prendere la rincorsa», così come diceva lui.
Complesso del Vittoriano. via San Pietro in Carcere (Fori Imperiali). Tutti i giorni ore 10-19. Ingresso libero.