La generazione «vorrei ma non posso» si racconta

Andare a vivere da soli, facendosi «aiutare» da mamma e papà, o rimanere a casa con loro. Più che un dilemma, questa a Roma, è una vera e propria battaglia, combattuta di quartiere in quartiere, su campi opposti, da giovani che, pur lavorando, arrivano a stento a guadagnare mille euro lordi al mese. Le tesi sono chiare. Da un lato, «chi va ad abitare da solo impara a gestire la propria vita come un adulto». Dall’altro, «se c’è l’aiuto dei genitori, l'indipendenza è solo apparente e la nuova casa diventa la versione allargata della stanza in cui si è cresciuti». «Vengo soltanto per fare gli esami - spiega Sara, 26 anni, davanti alla facoltà di Lettere della Sapienza -. Faccio la segretaria». E nel tempo libero? «Lavoro - risponde, con un sorriso ironico -. Cerco di arrotondare le entrate, con baby-sitting o dando ripetizioni». Trovi il tempo per lo studio? «Poco. Infatti, sono ancora qui». Davanti a Giurisprudenza, Vincenzo, 29 anni, dj e futuro avvocato: «Non ho entrate regolari. Dipende da quante serate riesco a fare. In un mese, posso pure guadagnare 1500 euro, ma magari il mese dopo, non mi chiamano e non prendo un euro. Fortunatamente, c’è chi mi aiuta. Altrimenti non ce la farei. E poi divido casa con mio fratello. Se fossi da solo sarebbe tutto molto più caro. Soprattutto, la spesa». Quanto spendete per cibo e casa al mese? «Circa cinquanta euro a testa - prosegue -. Compriamo esclusivamente beni di prima necessità, come pasta, latte, pane, scatolame, acqua, detersivi, frutta, verdura».
Giuseppe, 34 anni, avvocato, abita ancora con i genitori: «Vorrei andare a vivere da solo, ci penso in continuazione, ma non me lo posso permettere. Tolte le spese base e quelle necessarie per il lavoro, compresi motorino e cellulare, mi rimarrebbero appena 300 euro per l’affitto. Ciò significherebbe dividere un appartamento con amici o, addirittura, estranei. Con gli stessi limiti della vita in famiglia. Tanto vale, allora, rimanere a casa propria». Il peso maggiore? «Essere costretto a trascorrere molto tempo fuori - dice -. Non posso invitare amici a casa, neanche una ragazza, senza chiedere il permesso ai miei. E che figura farei?». Di mettere su famiglia, non se ne parla. «Forse quando ero più giovane, sarei stato meno responsabile e mi sarei sposato pure con un lavoro precario - racconta Francesco, 32 anni, grafico - ma parliamo di quando avevo 22 o 23 anni e allora non ci pensavo. Adesso sono troppo grande per credere che si possa vivere d’amore. E se non posso mantenere una famiglia, non tento neppure di costruirla». «Sono fidanzata da 5 anni con un ragazzo che lavora con me - spiega Manuela, 28, contratto a progetto in uno studio di architetti -. In due guadagniamo quanto basta per vivere insieme, anche se con qualche ristrettezza, ma di avere figli non se ne parla». Li vorreste? «Ci piacerebbe ma quando facciamo i conti a fine mese, siamo felici di non averne. Non potremmo aggiungere pannolini e omogeneizzati alle spese. Sarebbe una vera tragedia».