Generazioni fatte a strisce

La notizia è stata ufficializzata qualche giorno fa: Milano avrà il suo museo del fumetto entro l’anno. Anzi, per dirla con le parole dell'assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory, avrà una Casa del Fumetto. Sarà in viale Campania, zona Città Studi, in un deposito Atm da anni inutilizzato. Da tempo appassionati della «nona arte», come la Fondazione Fossati, vivace centro di studi e di documentazione sul fumetto, chiedevano uno spazio dedicato agli eroi di carta e alle nuvole parlanti per ospitare collezioni permanenti, mostre e laboratori. Basterebbe infatti sfogliare la storia del fumetto italiano per constatare quante strisce di carta sono nate all'ombra della Madonnina, a partire dalla versione italiana di Topolino, Linus, Rin-Tin-Tin e Tom&Jerry. Da oltre settant'anni le edizioni Bonelli lavorano in via Buonarroti: da quelle redazioni escono i protagonisti che hanno permesso alla scuola italiana di tener testa all'agguerrita concorrenza di francesi e giapponesi in primis: da Tex e Zagor a Martin Mystèere, da Dylan Dog a Nathan Never, solo per citare i più popolari. Sono nate a Milano anche le storie a tinte noir delle sorelle Giussani con Diabolik e la bionda Eva Kant e, in anni più recenti, personaggi amati dai teen-ager come Lupo Alberto di Silver. Senza contare che la gran parte delle storie dei disneyani Topolino & C. diffuse in tutto il mondo viene prodotta qui a Milano. Milanese è poi il Corriere dei piccoli, la più importante pubblicazione di fumetti per ragazzi che ha portato in edicola gli eroi di carta di tante generazioni di giovani lettori. A uno dei suoi personaggi più noti, l'irriverente Stefi, Milano ora dedicata una mostra. Capelli crespi tenuti insieme da un improbabile codino, «la Stefi» (rigorosamente con l'articolo determinativo) è la paladina dei comix per ragazze, sebbene la sua aria da maschiaccio abbia con gli anni conquistato anche i ragazzini: le sue avventure sono ancora oggi trasmesse, sottoforma di cartoni animati, su Rai Tre. Da venerdì, nel cortile d'onore di Palazzo Litta, una cinquantina di tavole a colori in diverse lingue presentano alcune delle avventure più significative di questa bambina che ha ormai superato i 40 anni («Mi chiamo Stefi e tu?», dal 5 al 27 febbraio, dalle ore 9 alle 17, ingresso libero, all'interno anche laboratori e giochi per bambini). Nata nel 1969 dalla fantasia della milanese Grazia Nidasio, decana del fumetto made in Italy e già «mamma» di Valentina Mela Verde, la Stefi è una sorta di Mafalda italiana: ha 8 anni, veste quasi sempre con i pantaloni, osserva con sguardo stupito il mondo degli adulti e soprattutto non sa mai stare con la bocca chiusa. Ama la natura, non è particolarmente studiosa e ha un infallibile sesto senso per sottolineare le ipocrisie degli adulti con qualche graffiante battuta, per nulla addolcita dagli anni che passano. Sarebbe tuttavia sbagliato relegare i fumetti a lettura da ragazzini: se è vero che molti dei titoli italiani più letti (uno su tutti, il più longevo: Tex) hanno da sempre un pubblico trasversale, esiste anche un fumetto irriverente e politicamente scorretto che è pensato solo per adulti e che, per stile e ricerca grafica, strizza l'occhio all'arte contemporanea. Anche questo genere di comix underground, sperimentatore e sarcastico, ha trovato terreno fertile a Milano e The Don Gallery ha deciso di dedicargli una mostra (in via Cola Montano 15, zona Isola, fino al 6 marzo). Ci troverete tavole e lavori della «vecchia scuola», quella del milanese Osvaldo Cavandoli, papà della Linea, o del bergamasco Bruno Bozzetto, inventore del Signor Rossi, e della nuova generazione di cartoonist quali Paolo Bacilieri e Sergio Ponchione. La mostra nasce infatti come omaggio al decennale della rivista Puck! e ai suoi collaboratori: fondata a Milano nel 2001 dal disegnatore Ivan Manuppelli (in arte Hurricane, cioè tornado, Ivan), la pubblicazione è da sempre autoprodotta, si nutre della creatività metropolitana e della contaminazione con l'arte contemporanea. Tra le sue firme più originali, cui è dedicata una sezione ad hoc dell'esposizione, c'è l'inglese Hunt Emerson, classe 1952 e natali a Newcastle: le sue tavole dai colori nitidi, condite da un'ironia che più abrasiva non si può, ricordano le strisce di Benito Jacovitti e non c'è da stupirsi che questo tipo di comix, alternativo, dissacrante, stia cominciando a destare l'interesse dei collezionisti milanesi sempre a caccia di novità.