La Genesi narrata da un matematico

Haim Baharier, noto studioso di ermeneutica, e la figlia Avigail, protagonisti per 5 domeniche al Teatro Dal Verme

Marta Bravi

La prima frase che dice lascia a bocca aperta: «Per poter comunicare ci vuole un muro». Sembra di trovarsi davanti alla mitica sfinge, quella degli enigmi irrisolvibili. È Haim Baharier, matematico e uno dei principali studiosi di esegesi biblica, che da domenica 29 gennaio, per cinque domeniche consecutive, dialogherà al Teatro Dal Verme con gli oltre mille milanesi (1.400 sono i posti) che lo vorranno (ore 11, biglietto intero 8 euro, ridotto 5, per info 02-59995218). Andrée Ruth Shammah, regista del teatro Franco Parenti, ha organizzato gli incontri «La genesi è il primo libro della Torah», grazie all’«ospitalità» del Teatro dal Verme, al patrocinio della Provincia e al prezioso finanziamento della società Anima. Anche la Shammah ha seguito le lezioni del maestro talmudico e ne è rimasta «folgorata»: «Il Franco Parenti ha deciso di organizzare questi incontri, perché questa città è assetata di cultura, e lo dimostra il successo che hanno avuto le lezioni di filosofia di Carlo Sini l’anno scorso, ma anche perché stiamo portando avanti una ricerca sulla comunicazione, e nessuno meglio di Baharier può darcene un esempio».
La tradizione hassidica dell’esegesi biblica ben si adatta a un teatro: la lezione tipica, se così si può chiamare, prevede che si legga un versetto, lo si commenti, si canti e si balli. Un’esperienza unica che si ripete ogni volta, quella di un percorso verso la comprensione, non solo del versetto o della parole scritta, si intende, e della felicità che ne consegue. La figlia Avigail leggerà il testo, mentre gli allievi di Baharier, Olek Mincer, Corrado Fantoni e Manuela Cantoni canteranno e suoneranno. «Manca la vodka...- scherza il maestro - è importante, fa parte della tradizione». «I rabbini si chiedono - racconta Baharier: “Perché la Genesi inizia dalla Genesi e non altrove?”. Perché si è sempre altrove rispetto a un luogo dato. Lévinas diceva: “La discriminante è l’altrove, il percorso impossibile è il sogno di un cammino”».
E questo è solo un assaggio della metodologia di ragionamento di Haim Baharier, che ricorda tanto Socrate per il suo modo di ribaltare ogni punto di vista, ogni domanda, ogni certezza. Il suo proteiforme pensiero, cui la razionalità occidentale non è proprio abituata, è sempre spiazzante. Non si è mai visto, infatti, concludere una conferenza stampa così: «Le buone domande non hanno risposta, le altre non la meritano, prego avete delle domande?». Il resto lo vedrete domenica.