Genesis e Police, il gerontocomio rock

Attesa la reunion dei Led Zeppelin con il figlio di Ringo Starr al posto di Bonham. Gli Who a Verona in giugno

da Milano

Dice Eliot che solo attraverso il tempo si vince il tempo, e i percorsi spesso carsici del rock, quel proiettarsi negli anni, inabissandosi e poi riemergendo, di tanti gruppi illustri sembrano dargli ragione. Così, dopo essersi smarriti nel prensile grembo dei decenni, ora tre gruppi leggendari ne sprizzano fuori, per riguadagnare una ribalta forse durevole, o forse no: ché anche nel mondo lunatico del pop la norma è l’effimero, la persistenza è l’eccezione.
Il capriccio degli dei, dunque - e più ancora il richiamo del business - s’appresta a restituirci i Genesis, nati esattamente quarant’anni fa, poi scioltisi e ora attesi per luglio al Colosseo; i Led Zeppelin, formatisi un anno dopo e cioè nel ’68; infine i Police, anno di fondazione 1977, anno di scioglimento il 1982, che già stanno provando per una riunione da anni attesa e mai attuata per le resistenze di Sting. Mentre riguarda il campo più futile del pop la ventilata riapparizione degli Wham. Quarant’anni, o anche solo trenta sono, per una band, un’età biblica. Che tuttavia non vieta ad alcuni matusalemme del rock, mentre tante giovani voci irrompono sulla scena e rapidamente ne spariscono, di continuare a mietere consensi miliardari: dai Rolling Stones, età media oltre i sessanta, a Dylan, classe 1941, da Springsteen agli Who, primo disco nel ’64, mai disciolti e di scena in Italia a giugno.
La scena rock come immenso gerontocomio? La musica che nacque come colonna sonora del ghetto giovanile, avviata a diventare monopolio d’arzilli vecchietti? Certo, le tentate rentrée di band più giovani, dai Duran Duran ai Take That, o quella minacciata delle Spice Girls, non hanno suscitato il clamore che sta provocando il ritorno di Led Zeppelin, Genesis e Police. Colpa, o merito, d’un invecchiamento del pubblico e del mercato? O del dislivello qualitativo tra il repertorio dei primi e quello dei secondi? All’ultimo concerto milanese dei Rolling Stones, tra il pubblico che gremiva San Siro la presenza di giovanissimi surclassava quella degli adulti, e lo stesso accade abitualmente per Springsteen, per gli U2, per Vasco: segno che il mondo dei giovanissimi va cercando uno spessore che il pop teenageriale non è in grado di fornire.
La domanda, dunque, è quanto dell’originaria magia ritroveremo nel nuovo corso dei Led Zeppelin, dei Genesis e dei Police. Quanto, per esempio, i Led Zeppelin - col figlio di Ringo Starr al posto di John Bonham, morto di stravizi nell’80 provocando la fine del gruppo - sapranno ricreare della schizoide seduttività degli esordi: quell’intreccio visionario tra le velleità sataniste di Jimmy Page e le mitologie celtiche e scandinave care a Robert Plant, l’irruenza demoniaca e il lirismo insinuante che indussero il grande vate William Burroughs a parlare di «una forza che esige di rifornirsi alle sorgenti dell’energia magica».
Così come vedremo se i Genesis, privi di Peter Gabriel e guidati da Phil Collins, che nel 75 lo sostituì deviando la vena affabulatoria del gruppo verso formule più commerciali, sapranno restituirci la tavolozza infinita di Foxtrot, o di Nursery Crime, quel misto di cronaca e fiaba, nostalgia del passato e angoscia per il futuro, seduzioni bucoliche e teatralità che resero il gruppo inimitabile.
E i Police? Probabilmente la loro rentrée - debutto ai Grammy Award di Los Angeles - non farà che riattualizzare una vicenda fortunata ma di non eccelso profilo: sia Sting con lo straordinario The dream of the blue turtles, sia Andy Summers con le sue avventure sperimentali, sia Stewart Copeland con i suoi tentativi sinfonici trovarono solo dopo lo scioglimento del trio orizzonti più vasti e più impegnativi. Ma certo la commistione tra i ritmi elastici del reggae, un pop carezzevole ma mai banale e qualche vezzo punk più furbesco che veritiero resero l’ex maestro elementare, ed ex collaboratore dello sperimentalista tedesco Eberhard Schoener, Sting insomma, e i suoi due amici, largamente meritevoli del successo oceanico che dal ’78 al’84 salutò album come Outlandos d’amour, Reggatta de blanc e Syncronicity. Con i loro ritmi frizzanti, le melodie orecchiabili e fluide, le armonie raffinate.