Geniale follia di P.J. Harvey

Non perde nulla della sua eccentrica grandezza, P.J. Harvey, qui affiancata come ai bei tempi da John Parish. Come, cioè, all’epoca di Dance hall at Louise Point, rispetto al quale il nuovo album mostra con ancora maggiore nitore le varie anime della personalità di P.J. il suo gusto per le virate centrifughe, il senso del delirio lucido e anche delle atmosfere lugubri, ove occorra. Eccoci dunque tra capziosità, momenti gotici, fasi accattivanti, latrati canini, spettrali ukulele, costretti a farci possedere dalla spirale d’una follia che non rinuncia ad una sua logica, viaggiando tra sogni, languori, urla provenienti da un poco seduttivo oltremondo. E l’insieme finisce per essere nostro malgrado così coinvolgente - The chair, The soldier, Sixteen fifteen fourteen - da rasentare i confini della genialità pura, diciamo pure, qua e là, dell’eccelso.