IL GENIETTO DEL PATTUME

Strofini la lampada ed esce il genio. Strofini il cassonetto ed esce fuori Prodi. Questo genio, che Iddio ce lo conservi in un prodicomio, ieri ne ha combinata una delle sue: tutto contento è andato al Quirinale per dire a Napolitano che lui si scusava molto ma finora non aveva mai afferrato bene la questione della munnezza napoletana perché l’aveva confusa con i friarielli, che sono una sorta di spinaci.
Ma, spiegava all’allibito presidente, adesso che gliel’avevano veramente fatta capire con pazienza e senza innervosirlo, ora che aveva potuto con serenità inquadrare il problema che si era anche fatto sillabare da Sircana, era finalmente potuto salire sul Colle. Era vero: una volta superate a spazzaneve e in salita le dolci pendenze delle scalinate grazie all’allenamento natalizio, poteva finalmente schierarsi in doppia fila davanti al Presidente e dire: «Maestà, ho la soluzione: datemi 24 ore e vi faccio brillare Napoli con Spic e Span». Napolitano, lusingato per il lapsus, lo ha bonariamente corretto: «Semmai, Idraulico Liquido». Prodi ha preso un veloce appunto sul polsino ed è rientrato, sempre a spazzaneve, sotto lo skilift di Palazzo Chigi.
Così, mentre folle di napoletani decorati con torsoli di broccolo, cicoria e fondi di caffè correvano a giocarsi le opportune combinazioni al lotto, Rosa Russo Iervolino annunciava di sentirsi prossima al collasso: la sindachessa aveva da tempo speso quel che le restava della voce per spiegare a Prodi il problema di Napoli, riassumendolo: mentre gli spazzini giocano a baccarà nei casinò reparti di militari ritirati dall’Afghanistan sono stati messi di ramazza ma chiedono di tornare al fronte.
Scuriti gli equivoci, la giornata si concludeva con spettacoli improvvisati: mentre colonne di fumo imitavano il Vesuvio delle cartoline, Di Pietro sfiduciava in proprio Bassolino, Veltroni lo ri-fiduciava per dispetto, si svolgevano sassaiole e blocchi stradali a Pianura dove tutti gridano vittoria, mentre il comico Alfonso Pecoraro Scanio si chiamava una standing ovation per la battuta: «Propongo di rinviare a domani», quando cioè il genio del cassonetto risolverà ciò che Giustino Fortunato ed altri illustri meridionalisti chiamavano la “Quistione napulitana”.
Da solo, in un angolo, il povero ex commissario Guido Bertolaso indicava fra le cause demenziali e criminali della catastrofe «il folle fondamentalismo ambientale».