Genio e provocazione: ecco cosa vedremo

Finalisti della 49esima edizione del Campiello Letteratura, l’ambito premio di Confindustria Veneto, sono stati proclamati ieri con 9 preferenze Ernesto Ferrero per il romanzo Disegnare il vento (Einaudi), con 8 voti Giuseppe Lupo per L’ultima sposa di Palmira (Marsilio), con 7 voti Maria Pia Ammirati per Se tu fossi qui (Cairo), con 6 voti Federica Manzon per Di fama e di sventura (Mondadori). Al secondo giro, dove ciascun giurato poteva esprimere una sola preferenza, con 6 preferenze è entrato Andrea Molesini con il romanzo Non tutti i bastardi sono di Vienna (Sellerio). E proprio su Molesini la giuria si è spaccata. Perché se lo aspettavano quasi tutti, persino quasi tutti i giurati, che nella cinquina entrassero uno o entrambi Stefano Zecchi con Quando ci batteva forte il cuore (Mondadori) e Aurelio Picca con Se la fortuna è nostra (Rizzoli). A diradare le incertezze sulle motivazioni finali della scelta è Giordano Bruno Guerri, che insieme a Gianluigi Beccaria, Riccardo Calimani, Philippe Daverio, Nicoletta Maraschio, Salvatore Silvano Nigro, Ermanno Paccagnini, Silvio Ramat, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Annamaria Testa fa parte della Giuria dei Letterati, presieduta quest’anno dal Segretario Generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali Roberto Cecchi: «Diciamo che eravamo senz’altro tutti più o meno d’accordo sui primi quattro libri, mentre sul quinto arrivato, Molesini, che peraltro è già entrato di straforo perché sarebbe quasi un’opera prima visto che finora ha pubblicato soltanto libri per ragazzi, ci siamo divisi per un soffio. Ho difeso Picca finché ho visto che non c’era più niente da fare, ma in sostanza i letterati sostenevano che era un libro troppo di pancia. Su Zecchi devo dire che è stato sostenuto da me, Cecchi e Daverio con molta convinzione fino alla fine. Ma si vede che non rientra nei canoni della letteratura e forse Zecchi viene considerato estraneo al mondo della narrativa. Poi ci sono anche quelle logiche strane dei premi per cui viene ritenuto impossibile portare in cinquina due Mondadori». Daverio conferma: «Picca è uno bravo, avrebbe meritato di starci dentro anche lui. E anche il libro di Zecchi, imperniato sull’idea di capire la zona d’ombra del mondo delle foibe, che è arrivato a 4 punti contro i 6 di Molesini». Malumori registrati anche per l’esclusione di Serena Vitale e Gianfranco Calligarich, mentre Silvio Ramat avrebbe ben visto in cinquina l’opera prima di Alessandro Mari con Troppo umana speranza (l’opera prima è andata invece a Viola Di Grado con Settanta acrilico trenta lana (e/o).