Il Genio del golf che fece impallidire gli americani

Golfisti e no, da tre anni l'avevamo parcheggiato nel nostro cuore. Parcheggiato, mai dimenticato. In attesa di un miracolo. O, almeno, di uno suoi colpi più spettacolari. Magari un eagle, la sorpresa delle sorprese, che fa chiudere i conti con la buca con due colpi di anticipo. Invece "Seve", Severiano Ballesteros, 54 anni , ha chiuso in anticipo, questa volta, la sua partita con la vita.
E questa è la sorpresa più amara, che piomba a raggelare quanti nel mondo lo hanno conosciuto, ammirato, sognato, imitato nelle loro mille avventure sul green. O che, al contrario, pur nemici giurati del golf, non hanno potuto fare a meno di pronunciare il suo nome. Di apprezzare le sue doti cavalleresche di sportivo, il suo carisma, la sua lealtà. Perché Seve, in altre parole, prima di essere un campione, prima di diventare un mito, era una magnifica persona.
Tre anni fa, dopo un collasso, che gli aveva fatto perdere conoscenza all'aeroporto di Madrid, lo avevano ricoverato per accertamenti. Lui che, fino allora, aveva solo sofferto di un fastidioso mal di schiena. Il mal di schiena da "swing accentuato", che era diventato subito "il" mal di schiena di Seve, il "mal di schiena del campione". Il mal di schiena che, in molti, avrebbero voluto avere. All'ospedale La Paz di Madrid, gli avevano diagnosticato un tumore al cervello. Un avversario difficile, troppo difficile, da battere. Anche per lui, vincitore in carriera di 87 tornei e 5 major, lui che a soli 19 anni, si era trovato a guidare per ben tre giri nientemeno che il British Open, per concludere alle spalle di Johnny Miller. E rubargli la scena e le interviste. Perché, prima breccia nella granitica supponenza americana, con lui era nata una nuova stella, stranamente la prima stella nella balbettante Europa del golf. Altro che breccia.
Quel ragazzo cantabrico, che aveva imparato a giocare a golf, marinando spesso e volentieri la scuola per andare a tirare palline con un ferro 3, sulla spiaggia della sua Pedrena, si trasformò ben presto in un incubo per ogni avversario d'Oltre Oceano. Portandosi a casa due Masters di Agusta (vincendolo nel 1980 diventò il primo europeo ad indossare la giacca verde) tre British Open, 50 titoli dello European Tour. Rivelandosi decisivo nella conquista di sei Ryder Cup, il derby Europa-States. E alzandola ancora una volta, ma da capitano, la Ryder, a Cadice. Nel 1988 il matrimonio, il matrimonio del campione di golf con Carmen Botín O'Shea, la figlia del notissimo banchiere spagnolo Emilio Botin finì su mille e una copertina. Un po' meno chiasso, per sua fortuna, fece il divorzio nel 2004, tre anni prima del ritiro dalle scene, dopo 33 anni di successi. Contro il tumore al cervello ha combattuto fino all'ultimo, come era abituato sui fairways: quattro interventi chirurgici, cicli di chemioterapia. E, alla prima uscita pubblica dopo mesi d'ospedale, l'annuncio della nuova sfida: la Fondazione Severiano Ballesteros per finanziare la ricerca e lotta al tumore al cervello.
L'unico rimpianto? Aver dedicato, ripeteva, troppo poco tempo alla sua famiglia e ai suoi tre figli, Baldomero, Miguel e Carmen. Che possono solo esser fieri di un padre così. Già, "The genius is gone", dovranno sussurrare, d'ora in poi, i golfisti del mondo.