Il genio di Jan Garbarek impastoiato nella routine

I l sassofonista norvegese Jan Garbarek è un musicista di vertice del jazz. Sebbene abbia maturato allori fin dagli anni Ottanta, deve la fama internazionale ad Officium, l’album straordinario con cui il produttore tedesco Manfred Eicher volle celebrare nel 1994 i 25 anni della sua casa discografica, la Ecm. Inventò l’intreccio del sax soprano di Garbarek con il coro rinascimentale del quintetto Hilliard e conseguì un successo enorme. Da allora Garbarek, pur continuando a suonare ottima musica, ha una sorta di rendita di posizione. Ma sbaglia a insistere troppo con il suo quartetto (Rainer Bruninghaus tastiere, Eberhard Weber bassista ora sostituito per malattia da Yuri Daniel, Manu Katché o Trilok Gurtu batteria), diventato col tempo un po’ routinier. Lo sta confermando nell’attuale tour europeo, con unica tappa italiana per Veneto Jazz al Teatro La Fenice di Venezia. Ha riscosso consensi di un uditorio non foltissimo, ma non di critica. Meglio cambiare.