Un genio pignolo ossessionato dalla perfezione

Il tris d’assi calato dal Palaexpò produrrà certamente l’effetto sperato. Si vuole riportare la celebre struttura espositiva al centro della città e le tre mostre in programma da domani negli spazi di via Nazionale sono un richiamo sufficientemente ghiotto. A iniziare da quella dedicata a Stanley Kubrick (1928-’99), il regista americano di nascita ma inglese d’adozione, che più di ogni altro ha fatto della settima arte un veicolo di suggestioni intellettuali e artistiche. La mostra, curata da Hans Peter Reichmann, offre al visitatore un materiale più unico che raro. L’obiettivo è quello di condurre il pubblico «dietro la macchina da presa», mettendo in luce il personalissimo metodo di lavoro del regista, il suo costante interesse per l’architettura, il design, l’arte e la letteratura e rivelando i segreti che si celano dietro ai numerosi espedienti tecnici che diedero forma ad alcune delle sequenze più celebri dei suoi lavori.
L’idea dell’esposizione (che ha debuttato nel 2004 al Deutches Filmmuseum di Francoforte) nasce da una visita fatta da Reichmann nella villa di Kubrick a St. Albans, nei pressi di Londra. Una «alcova» di 40 stanze e una serie di stalle trasformate dal cineasta in un magazzino-laboratorio. E i documenti inediti, i copioni, gli appunti di regia, le fotografie, gli obiettivi, plastici e costumi di scena provengono proprio da lì. Compresa un’intera biblioteca con tutto il materiale bibliografico su cui stava lavorando Kubrick per uno dei suoi progetti più ambiziosi: il film (mai realizzato) su Napoleone.
Particolare attenzione verrà dedicata a 2001: Odissea nello spazio. In questa sezione, oltre ai costumi e ai modellini, troverà posto una ricostruzione della scenografia utilizzata per il prologo del film, realizzato grazie alla tecnica della «front projection» che verrà riproposta permettendo ai visitatori della mostra di «entrare» nel set. Le attrezzature utilizzate per gli effetti speciali occuperanno un posto di primo piano, come la celebre lente Zeiss, prodotta dalla Nasa, che permise al regista di girare le scene a lume di candela di Barry Lindon. Un’audioguida accompagnerà il visitatore lungo il percorso espositivo, mentre un documentario illustrerà le scelte di Kubrick in tema di colonne sonore. L’esposizione è affiancata da una retrospettiva (sala cinema).
«Se mentre mio marito era in vita - è stato il commento di Christin Kubrick - ci fosse stata una simile esposizione su uno dei suoi cineasti preferiti non avrebbe perso certo l’occasione di ammirarla».