Il genio di Vinci raccontato da Leroy

Un film su Leonardo e gli anni milanesi, alla corte di Ludovico il Moro. Sullo sfondo il Castello Sforzesco, la chiesa di Santa Maria delle Grazie, la Biblioteca Ambrosiana, il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, e poi ancora il fiume Adda tra Lecco e Vaprio, il traghetto di Imbersago, scenari questi ultimi che rievocano l'irresistibile attrazione del pittore per l'acqua, «rumore di tutti i vitali corpi». Con Leonardo Chi?, il documentario del regista Salvatore Nocita che rende omaggio al genio e alla modernità dell'artista e scienziato fiorentino, per la prima volta un film girato e prodotto in Lombardia fa da apripista al Festival Internazionale del Film di Roma.
La pellicola, prodotta da una giovane casa di produzione di Bergamo, Officina della Comunicazione, in collaborazione con la Regione, la Lombardia Film Commission e la Veneranda Biblioteca Ambrosiana, debutta in questi giorni, fuori concorso, sul tappeto rosso della capitale, mentre il grande pubblico potrà vederla in Rai entro la fine dell'anno. A Philippe Leroy, volto di Leonardo e voce narrante (l'attore francese era già protagonista nel 1970 della fiction di Renato Castellani Vita di Leonardo da Vinci) il compito di guidare lo spettatore nei luoghi in cui l'artista ha vissuto e trovato ispirazione, oltre a quelli dove oggi sono conservate le sue opere. I codici di Leonardo, le animazioni in 3D e le musiche originali di Roby Facchinetti dei Pooh fanno il resto, in un gioco di rimandi tra episodi di vita e i numerosi interventi fuori campo di intellettuali del nostro tempo. Da Giulio Giorello che lo dipinge come «un grande bricoleur della filosofia» a Vittorio Sgarbi che commenta tre capolavori pittorici del periodo milanese (L'ultima cena, La vergine delle rocce e Il ritratto di Cecilia Gallerani); fino a Valerio Manfredi che enfatizza il suo «bisogno di sperimentare», e Margherita Hack che lo definisce «moderno, perché aveva paura di perdere tempo», così inventava macchine atte a risparmiarlo.