Da genitori indulgenti figli insolenti (e impuniti)

Caro Granzotto, le rubo un attimo, prima che il silenzio scenda definitivamente su una notizia drammatica: la tragica morte di un professore di scuola media. Ne ha parlato l’attento lettore Corrado Sopraniò da Forlì, nella pagina delle lettere. Aldo Fantino, chi mai si ricorderà di lui? Chi mai si fermerà ad analizzare adeguatamente, realisticamente, la situazione drammatica della nostra scuola, in particolare dei docenti? La dolorosa vicenda del professor Fantino deve invece restare a lungo nella nostra mente perché si tratta della fine immeritata di un docente appassionato e idealista e perché il fatto potrebbe finalmente aprirci gli occhi sul vero punto della crisi della scuola. Aldo Fantino, insegnante di musica da pochi giorni in pensione era oggetto e bersaglio di continue angherie da parte di allievi ed ex allievi e all’ennesima gazzarra sotto casa, esasperato, ha deciso di scendere. Così è descritto l’episodio dal lettore Sopraniò: «Le provocazioni e gli insulti dei teppistelli gli hanno procurato uno choc emotivo così violento da farlo stramazzare a terra». Così Aldo Fantino è morto sul colpo per infarto. Io aggiungerei: per sfacelo scolastico post-sessantottino, acclamato e conclamato! Altro che scuola educativa e motore della società. La scuola è luogo di rischio, è istituzione semplicemente rimorchiata dalla violenza della demagogia di riformatori, impenitenti e impuniti, dal sindacalismo rozzo e truffaldino, dal cinismo e dall’ipocrisia dei carrieristi, eziandio dall’ingenuità degli stessi docenti. Si continua a parlare di missione, di missionari, ma fatemi il piacere! È già tanto se il docente, in un contesto sempre più bovino, riesce a salvarsi la pelle.



La scuola ha le sue colpe, caro Del Vecchio. Ma non tutte le colpe. Vogliamo parlare dei genitori? Vogliamo parlare di quei padri e di quelle madri che alimentano l’indisciplina, l’insolenza e la presunzione di impunità dei propri figli? Dalla cronaca degli ultimi mesi: madre di un’alunna prende a calci e pugni la professoressa che aveva sequestrato il telefonino - usato in classe, durante la lezione - della figlia. Durante un colloquio con l’insegnante, padre di studente tira fuori di tasca una pistola e la poggia minacciosamente sul tavolo. Aggredisce il professore di ginnastica, procurandogli lesioni che guariranno in tre settimane: la mamma aveva creduto al figlio di tredici anni, che al telefonino le aveva detto: «Il prof mi ha picchiato». Non era vero. Professoressa presa a ceffoni dalla madre di un’alunna alla quale aveva chiesto, «umiliandola», di darle del lei e non del tu. Naturalmente - e per fortuna - questa non è la regola, ma che con modi meno spicci un’alta percentuale di genitori prenda sempre e comunque le difese del figlio disconoscendo autorità, ascendente e prerogative del docente, questo è scontato. Con una educazione di tal fatta è del tutto normale che uno studente prenda poi a pernacchie, metaforiche o no, i suoi professori. Ricordo parola per parola quale fu la reazione del padre quando seppe che il figlio sedicenne, protagonista dell’aggressione al professor Aldo Santino, aveva ricevuto un avviso di reato per «omicidio preterintenzionale aggravato da motivi futili e abietti, minacce, percosse e omissione di soccorso». Nell’ordine: «Era un professore troppo rigido e severo». «Ricordatevi che mio figlio è un giovane, ha tutta la vita davanti». Ergo: «Mio figlio è assolutamente innocente».