Genitori troppo litigiosi: figli affidati al Comune

Sentenza della Cassazione su due ex coniugi del Genovese: l’ente locale
farà da intermediario fino a che non smetteranno di discutere sulla
gestione dei ragazzi

Roma - Rischiano l’estromissione dalle decisioni che riguardano i loro figli i genitori separati che litigano troppo per la gestione dei ragazzi. Infatti finchè Virgilio e Cinzia - ex coniugi di Castiglione Chiavarese (Genova) lasciatisi dal 2001 - non impareranno ad avere rapporti «normali», l’affidamento dei due adolescenti nati dalla loro unione spetterà al Comune dove vivono.

Almeno fino a quando non diventeranno «maturi» e la smetteranno di utilizzare Monica e Massimo - che continuano a vivere il maschio con la mamma e la femmina con il papà - come «strumento di rivendicazione e di offesa». Lo ha deciso la Cassazione. In pratica l’ente locale - ha convalidato la Suprema Corte - può essere chiamato a fare da intermediario tra le coppie divise che, facendosi schermo dei figli, continuano nelle ostilità. Ad esempio sabotando i turni di visita o mettendo in cattiva luce l’ex partner.

Nel caso dei genitori liguri la cui causa è stata risolta dalla Cassazione (sentenza 14042), succedeva che la ex moglie accontentava in tutti i modi il maschio - comprandogli il motorino, facendolo uscire quando voleva, chiudendo più di un occhio sui compiti - affinchè preferisse lei al padre. Con la figlia, invece, usava le punizioni tutte le volte che voleva andare dal papà. Ai due «ex» il Tribunale di Chiavari, nel 2001, aveva dato l’affido condiviso e le cose si erano sistemate da sole nel senso che il maschio viveva con la madre e la femmina con il padre. Ma tutte le volte che serviva un po’ di collaborazione erano scintille, alimentate anche dal fatto che Virgilio non aveva digerito la nuova relazione di Cinzia. Così era ricorso alla Corte di Appello di Genova per addossare sulla donna la responsabilità della fine del matrimonio e per chiedere l’affido esclusivo. Ma il consulente tecnico dei giudici si era accorto che Massimo e Monica «mostravano segni di sofferenza, determinata dalla incapacità dei genitori di avviare un pur minimo dialogo fra loro, e dalla tendenza di utilizzare i figli quale strumento di offesa e di rivendicazione».

In breve «era evidente l’incapacità dei genitori di comprendere le reali esigenze dei ragazzi», anche se erano «astrattamente» in grado di essere dei buoni genitori. Pertanto ad occuparsi dell’affidamento veniva chiamato il Comune.

Senza successo Virgilio ha contestato il provvedimento in Cassazione: per gli «ermellini» la soluzione trovata dalla Corte di Appello non merita critiche. Parere positivo è stato espresso dall’Associazione degli avvocati matrimonialisti: «L’affido presso terzi è assolutamente condivisibile tutte le volte che i minori vengono traumatizzati e strumentalizzati dai genitori; il 70% dei fatti di sangue tra ex - ha detto il presidente Ettore Gassani - avviene per la disputa sull’affidamento dei figli». Per il Moige - movimento dei genitori - sarebbe meglio, invece, azionare la figura del «mediatore familiare» per rendere le separazioni meno problematiche. Al Gesef - associazione genitori separati - la via indicata dalla Cassazione non è affatto piaciuta: piuttosto che affidare i minori ad altri «sarebbe meglio sostenere di più le famiglie con regole certe e responsabilità genitoriale».