Da gennaio bollette del gas più salate, ma cala l’elettricità

Finire in «rosso» è ancora troppo caro per i correntisti: non è bastata l’abolizione delle commissioni di massimo scoperto per ottenere gli auspicati risparmi. Lo rileva l’Antitrust, che, a conclusione di un’indagine avviata su segnalazione di numerose piccole aziende e associazioni di consumatori, afferma che i costi per gli scoperti transitori di conto corrente sono in realtà aumentati fino a picchi di 15 volte rispetto alle «vecchie» commissioni di massimo scoperto.
A stretto giro la replica dell’Abi, che esprime «sostanziali perplessità nel metodo e nel merito», e chiede un confronto con l’Autorità guidata da Antonio Catricalà, sottolineando che «la normativa in tema di messa a disposizione di fondi è pienamente operativa da pochi mesi» e ricordando che «le prime analisi hanno evidenziato che negli ultimi mesi le voci di costo sono in media meno onerose per la clientela rispetto al quadro precedente».
I dati a cui si riferisce l’associazione della banche erano stati comunicati da Mario Draghi durante la Giornata del risparmio, lo scorso ottobre: in quell’occasione, tuttavia, il governatore di Bankitalia aveva anche detto, riferendosi al costo degli affidamenti e degli scoperti di conto, che «in circa un quarto dei casi esaminati le nuove commissioni risultano più costose di quelle in essere a fine 2008» e aveva insistito sulla necessità di attuare al più presto «una drastica semplificazione, una volta per tutte» della struttura delle commissioni da parte delle banche. Ora, l’analisi dell’Antitrust - che riguarda in realtà le condizioni applicate da sette istituti, ma «può considerarsi rappresentativa dell’intero sistema bancario - scrive l’Authority nel comunicato - in quanto ha coinvolto tutti i maggiori operatori del settore» - entra nel dettaglio, distinguendo fra la situazione dei clienti che possono contare sul fido e quelli che invece si devono accontentare dello scoperto, ovvero del «rosso» sul conto.
Per questi ultimi, «considerando importi e durate del “rosso“ rappresentativi di un comportamento medio dei correntisti, le nuove condizioni economiche si presentano in cinque casi peggiorative, in una misura che varia da circa il doppio sino a quindici volte. In un sesto caso le condizioni sono risultate equivalenti, mentre solo in un caso sono più vantaggiose», afferma l’Antitrust. Mentre per quanto riguarda i «fortunati» che possono contare su un fido, paradossalmente il rimedio - la legge anticrisi dello scorso agosto, che ha fissato un tetto dello 0,50% per l’ammontare complessivo del corrispettivo per il servizio di messa a disposizione delle somme - si è rivelato peggiore del male, secondo l’Autorità. Le nuove condizioni sono infatti «più vantaggiose ma solo a partire da un ammontare di utilizzo del fido stesso superiore circa alla metà».
Di conseguenza, l’Antitrust chiede, nella segnalazione inviata a Bankitalia, governo e Parlamento, di «considerare le criticità al fine di porvi rimedio». Un invito al quale si uniscono con forza le associazioni dei consumatori. Adusbef e Federconsumatori annunciano che avvieranno una class action contro le banche. Il Codacons chiede, invece, che agli istituti di credito sia inflitta «una maxi-sanzione non inferiore a un miliardo di euro».