Da gennaio a oggi una maratona durata più di 150 giorni

Dall’esordio in Iowa a inizio gennaio al voto di ieri sono trascorsi poco più di 150 giorni di schermaglie, scandali e attacchi.
LA SORPRESA IOWA: 3 gennaio, Iowa. La corsa verso le presidenziali 2008 inizia col botto. Barack Obama esce vincitore dal caucus che inaugura le primarie conquistando il 37,4% dei voti, grazie anche all’alta affluenza e al voto giovanile. «Il tempo del cambiamento è arrivato - dichiara il senatore dell’Illinois -. Sarò il presidente che riporterà a casa i soldati dall’Irak e che garantirà a tutti una sanità equa». Hillary Clinton finisce addirittura terza, con il 29,5% dei consensi: davanti a lei anche John Edwards con poco meno del 30% dei voti.
DUE VINCITORI NEL SUPERMARTEDÌ: 2 febbraio, si vota in 22 stati, dalla California all’Alaska. Entrambi i candidati democratici si proclamano vincitori. Obama porta a casa più Stati, 13, fra cui spicca il nativo Illinois; la Clinton si prende tutti quelli più grossi, dalla California (441 delegati) a New York (281 delegati). Hillary resta avanti nel conteggio complessivo, ma Barack inizia ad accreditarsi come un’alternativa credibile.
IL SORPASSO: 12 febbraio, dieci giorni dopo il Supertuesday si vota nella capitale Washington, nel Maryland e in Virginia. Nel frattempo nel Maine, a Washington, in Louisiana e nel Nebraska, gli elettori democratici hanno scelto Obama, ormai a un’incollatura dalla Clinton. Con lo spoglio dei voti, si materializza il sorpasso di Obama: per la prima volta, il senatore dell’Illinois ha più delegati eletti della collega di New York. Hillary però continua a sperare nei superdelegati, nominati dal partito, che sembrano ancora orientati a preferire l’ex First Lady alla novità Obama, nonostante le polemiche con il marito Bill. «Se io sarò presidente - dice rispondendo alle domande di un giornale online - mio marito non sarà più al centro di scandali di nessun tipo».
L’ULTIMA SPERANZA: 31 maggio, il Partito democratico stoppa le ultime speranze di rimonta della Clinton, decidendo di concedere solo parte dei voti ai delegati di Michigan e Florida. I due Stati avevano votato prima di quanto previsto da partito nazionale ed erano stati penalizzati. In entrambi la senatrice (unica a partecipare attivamente al voto nei due Stati) aveva ricevuto più consensi rispetto al rivale. Se i delegati fossero stati contati in pieno, Hillary avrebbe recuperato 50 voti su Obama. Dopo la decisione dei vertici democratici il recupero si riduce a 25 voti. Non abbastanza per sperare di tornare in corsa, nonostante le ultime performance convincenti. Ma l’ex first lady non ci sta e, al termine della riunione di Washington, i suoi rappresentanti spiegano che non vuole ritirarsi e che «intende riservarsi il diritto di contestare la decisione presa su Michigan e Florida direttamente alla convention di fine agosto (dal 25 al 28) a Denver».