Il Genoa in C con una lettera anonima

Il processo al processo è cominciato. I carabinieri di Roma hanno ascoltato Enrico Preziosi sui misteri delle due sentenze che hanno spedito il Genoa in C. E subito è emerso un nuovo, incredibile giallo. Quello che già era diventato un grave sospetto della procura della Repubblica di Genova, a Roma raccoglie solo conferme: per ora nessuno ha ancora trovato il «Comunicato ufficiale 6/C», l’atto ufficiale (e pubblico) della Federcalcio che «vale» per dichiarare la doppia retrocessione dei rossoblù. Almeno nessuno, neppure il nucleo di polizia giudiziaria dei carabinieri di Roma, ha ancora trovato il documento ufficiale, quello con le firme di Franco Carraro e Antonio Ghirelli, ex presidente e segretario della Figc, che dovevano sottoscrivere quell’atto per dargli valore.
In altre parole, finora sembra che esista solo un foglietto scritto a computer, ma nulla che assomigli a qualcosa di ufficiale. Più che un foglietto, un file, «creato» dalla Caf il 13 agosto 2005 alle ore 12.57.00 e «spedito» sempre dalla Caf al Genoa, alla Federcalcio e a tutte le parti interessate al processo il 16 agosto alle 10.48.34. Lo stesso Comunicato ufficiale 6/C «autocertifica» di essere stato «pubblicato in Roma l’8 agosto», cinque giorni prima di essere «creato», e con questo implicitamente afferma di essere stato firmato da Carraro e Ghirelli. Una firma che però manca ancora all’appello. E questo potrebbe spiegare la «frenata» all’ordine di iscrivere a registro degli indagati i due principali funzionari della vecchia Figc. Che non avendo firmato quell’atto, più che sospettato di essere «falso», non si sarebbero assunti responsabilità. Lasciando però che la condanna del Genoa venisse applicata sulla base di un file qualsiasi, privo persino di una firma. Un nuovo, sempre più inquietante aspetto di una vicenda che sembra non avere fine. E che le perquisizioni e i sequestri effettuati dai carabinieri nella sede della Federcalcio non hanno mai rivelato. Sotto sequestro sono finiti però anche le immagini a circuito chiuso del processo di fronte alla Caf, quelle che inquadrano i giudici. Le immagini che registrano alcuni giudici che vergano i bigliettini contro Preziosi e a favore della camorra, e che li immortalano presenti in dieci sia al dibattimento, sia all’ingresso in camera di consiglio, mentre saranno misteriosamente solo in 5 a decidere la sentenza. Di questo ha parlato ieri per un’ora e mezza Enrico Preziosi, accompagnato dall’avvocato Maurizio Mascia, nella caserma dei carabinieri di Roma. Un incontro all’ora di pranzo che ha permesso agli inquirenti di raccogliere abbondante materiale su tutte le «anomalie» dei processi al Genoa.
«Guardiamo avanti - ha voluto tagliare corto Preziosi -. Io penso alla partita con il Brescia. Ho visto il Bari, ho visto altre squadre, ma sono anche soddisfatto perché finora, a parte la gara di Modena, non ho visto altre squadre superiori al Genoa, anche sotto l’aspetto del gioco». Un Genoa che domenica ha piegato un Arezzo tutto arroccato in area di rigore grazie a uno splendido gol di Greco. Ma proprio a inizio ripresa l’attaccante è uscito tenendosi la gamba. Un campanello d’allarme dopo l’incidente. Ieri «Lupo» Greco non si è allenato, e oggi resterà ancora a riposo, ma lo staff medico sembra ottimista. «Contrattura al bicipite femorale», è la diagnosi. Questa sera è previsto un nuovo summit per decidere l’impiego del bomber a Brescia. A questo punto, molto probabile.